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A Voices: l’islam oltre i pregiudizi

PUNTATA 407

Islam in Lussemburgo. Oltre i pregiudizi.

In studio con Elisa Cutullè e Paola Cairo ci sono Piero F. Yassin e Jean-Luc Karleskind, vice presidente della Shura. Inoltre Elisa Cutullè intervista telefonicamente la prof.ssa Anne-Laure Dupont, autrice del libro L’ISLAM in 100 MAPPE.

Selezione musicale a cura di Paolo Travelli.

Per riascoltare la puntata, cliccate QUI

Bibliografia: 

L’Islam in 100 mappe. Luoghi, pratiche e ideologia di  Anne-Laure Dupont (Libreria Editrice Goriziana (collana Biblioteca  Universale di Storia, Atlanti 2015)

Il radicalismo nel nome dell’Islam. Una responsabilità condivisa? di Carlo degli Abbati (Aracne editrice, 2013)

Le radici islamiche dell’Europa, di Massimo Jevolella (Boroli Editore 2005)

 

Glossario dei termini (a cura del professor Carlo degli Abbati)

 

ISLAMISMO

Gli islamisti sono individui o gruppi che fanno della religione musulmana il centro di un progetto politico. Originati storicamente dalla crisi del mondo califfale ottomano provocata dalla spedizione di Egitto di Napoleone del 1798, hanno costituto la via alternativa prescelta da chi piuttosto che imitare la modernità occidentale scegliava di ritrovare nei fondamenti della religione la via di soluzione alla sfida posta dalla modernità. La via della « ritradizionalizzazione della modernità ».

Sono gruppi che si sono spesso deideologizzati, sono rientrati nel gioco nazionale diventando spesso delle accreditate forze politiche. Ennahda in Tunisia, i Fratelli Musulmani in Egitto e Giordania ne sono un tipico esempio. Si distinguono dai jihadisti in quanto non hanno scelto la via della opposizione violenta, della lotta armata rivolta verso altri gruppi considerati infedeli.

JIHAD; JIHADISTI

Il concetto di jihâd non è univoco. Dalla radice jâhâdâ  ne esiste un significato superiore, come sforzo di superamento interiore nella via della ricerca di Dio ( così ai bambini delle elementari tunisine bravi a scuola per essersi sforzati di migliorarsi, si riconosce un mujtahid). Il concetto inferiore del jihad che poi è l’unico a cui i media fanno riferimento,  è invece la lotta armata per esempio contro l’ invasore infedele di uno spazio musulmano ( i sovietici in Afghanistan)  che comunque va proclamata da una autorità religiosa riconosciuta per tutta una comunità.

Una minoranza dei gruppi islamisti hanno scelto la lotta armata in aperta violazione del dogma religioso secondo un richiamo politico, come al-Qaida, Boko Haram, Abu Sayyaf, lo Stato islamico. Riferendosi ad alcuni elementi dell’Islam e deterritorializzandosi hanno spesso scelto l’azione terroristica contro i valori occidentali.

Hanno formato delle sette che attraverso l’apporto di diversi pensatori antichi (Ibn Taymiyya), moderni (Sayyed Qutb)  e più recenti ( Abdallah Azzam, Ben Laden, Al Zawahiri, al-Souri) si sono allontanati sempre più dai precetti dell’islam . Si tratta di sette che hanno eretto ieri Ben Laden e oggi Abu Bakr al-Baghdadi come profeti in senso weberiano, che definiscono il martirio del vero credente come la forma ultima di devozione, proponendo una nuova cosmologia imposta alle masse attraverso l’uso efficace delle immagini e dei social media.

La divaricazione rispetto all’islam tradizionale è evidente nei contenuti, ma la destra reazionaria europea e  americana da Trump ai giornali di Berlusconi, al Fronte nazionale, preferisce assimilarli all’islam in modo da incassare i dividendi della paura nelle masse sconvolte dagli attentati, dando alla loro azione terroristica così la massima efficacia politica nella frattura interna procurata ai apesi democratici.

Nei circoli degli studiosi francofoni si parla di jihadistes,  in tedesco di Islamistiche Radikalen Gruppierungen, in generale li si può definire espressione dell’islam radicale, di una radicalizazione islamica.

FONDAMENTALISMO

Il fondamentalismo fa semplicemente riferimento alla rivalutazione dei fondamenti della religione . E’ una espressione della via di soluzione rappresentata dalla ritradizionalizzazione della modernità,  dopo la constatazione del fallimento delle vie socialiste e liberali imposte nel mondo arabo.

Può tradursi nel ritorno alla legge islamica shari’a per esempio nel rigore vestimentale, ma può trattarsi di un movimento assolutamente quietista. Usare questo termini per indicare dei terroristi è semplicemente un non-sense.

Nel mondo musulamano la reazione positiva alla modernità ha preso diverse forme non necessariamente violente, dal tajdîd o rinnovamento, al  nahda o rinascimento all’islah o riforma.

SALAFISMO E NEO-SALAFISMO

Il salafismo è un movimento che nasce storicamente fra il XIX e il XX secolo attraverso l’opera di pensatori come al-Afghani, Rashid Rida, Mohammed `Abduh e ha all’origine il significato di una riforma modernista dell’Islam tradizionale.

L’idea portante è il riferimento ai compagni dell’epoca del Profeta Muhammad, i salâf, che essendogli vicini come assistenti (ansarî)  o compagni di egira (muhajjirûn) hanno potuto cogliere al meglio gli insegnamenti del Profeta.

Una predicazione che non ha mai nutrito l’dea di una opposizione violenta ai valori occidentali.

In epoca molto recente, invece la Nuova Salafyya ha  assunto posizioni estremamente rigoriste e conservatrici, addirittura integraliste e reazionarie, conservando sì il richiamo ai salaf , ma abbandonando nella sostanza l’attitudine riformista e progressista dei pensatori originali.

I gruppi salafiti ( in francese salafistes) sono stati utlizzati dall’Arabia saudita in Egitto e Tunisia per ridurre la forza politica dei Fratelli Musulmani che i sauditi vedono conme una minaccia al loro monopolio sull’islam sunnita.

Quando Valls parla di salafiti sbaglia, deve parlare di neo-salafiti.

WAHHABISMO

Dopo il tramonto dei mutaziliti nella Baghdad abasside del IX secolo, era prevalsa nel mndo califfale il riferimento alla interpretazione giuridica più letterale e conservatrice fra le quattro scuole giuridiche ufficiali chiamate a interpretare i testi sacri ( Corano e hadith contenenti la tradizione del Profeta). Era la scuola di Ibn Hanbal , la scuola hanbalita.

A tale scuola e a tale interpretazione rigidamente fondamentalistica si è ispirata nel XIII secolo, nella crisi del mondo abasside dopo la distruzione di Baghdad nel 1258 da parte dei turco-mongoli di Hulegu, il giurista Ahmed Taqi ad-Din Ibn Tayymiyya, che dichiarando infedeli anche dei convertiti come i Mongoli e dichiarando nel 1305 gli alawiti  ma anche i mistici dell’islam, i sufi, come eretici ha aperto la strada al jihadismo moderno.

Le teorie di Ibn Tayymiyya costituiscono l’esclusivo riferimento ideologico dell’unica personalità religiosa che le insignicanti tribù Sau’di del deserto arabico potevano esibire al mondo sunnita dopo essere state investite cinicamente  dall’imperialismo britannico del premio della conservazione dei Luoghi santi di Mecca e Medina dopo l’aiuto offerto nella presa di Aqaba ai turchi.

Muhammad Ibn `Abd al-Wahhab ( lo schiavo del molto generoso, ecco le due h) e il contenuto della sua predicazione , il wahhabismo, costituisce grazie ai petrodollari dei paesi del Golfo l’interpretazione più letterale, conservatrice, normativa mai apparsa dell’Islam propagata nel mondo intero grazie alla funzione di propagazione della fede sunnita  riservata al paese custode dei Luoghi Santi. Il codice penale del Regno Saudita è lo stesso dello Stato Islamico e della Repubblica islamica d’Iran.

Il sostegno anche militare offerto sin dal 1945 dagli Stati Uniti a questo paese, la forza dei petrodollari,  ha impedito da sessantanni l’evoluzione del mondo musulmano sunnita e ha fatto di questo islam retrivo la bandiera dimostrativa nella opposizione regionale all’Iran sciita.

Qui parlare di neo-wahhabismo è un non sense, è vero e proprio wahhabismo naturalmente tollerato dai venditori di Rafale come Monsieur Hollande o da chi si fa comprare le squadre di calcio – vedi Paris Saint Germain – dai Qatari.

TALEBANI

Fenomeno originario di Pakistan e Afghanistan ma entrato in un intreccio con al-Qaida dopo l’ingresso nel paese di Bin Laden sino al 1989 come combattente anti-sovietico e dal 1994 come profugo, i talebani sono il frutto della British Rule nell’India coloniale.

Dopo la rivolta degli attendenti indiani Cipays, ripresa dal sovrano Moghul, poi sconfitto, i musulmani indiani vengono sottoposti ad una punizione collettiva con esclusione dalla vita pubblica. Molti di loro scelgono l’allineamento modernista, dato che i britannici consentivano comunque l’esercizio della loro religione.

Ma una minoranza ortodossa fonda nel 1851 la Madrasa di Deoband nell’Uttar Pradesh, che intende inculcare alle giovani generazioni il valore dell’Islam. La scuola di Deoband diviene rapidamente dopo la cairota Al-Azhar, la seconda università del mondo islamico. Filazioni di Deoband le madrasa si moltiplicano in India e poi in Pakistan dopo l’indipendenza del 1947. Sono censite in Pakistan 9.000 madrasa nel 1967. Tali madrasa diventano i centri di formazione religiosa dei pashtun afghnai provenienti da oltre frontiera.

Gli studenti in religione ( in pashtun taleban, pl. di taleb) diventano gli strumenti del controllo afghano da parte del Pakistan di Benazir Bhutto a partire dal 1993.

Mentre il loro islam e soprattutto fondato sulla tradizione il loro intreccio con le teorie di al-Qaida a partire dal 1996  ne fanno i corresponsabili degli attentati anti-occidentali perseguiti da Ben Laden dal 1998. Il loro rifiuto di consegnare Ben Laden dopo gli attentati di NY giustifichera i bombardamenti e l’invasione americana del paese nell’ottobre 2001.

 

 

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