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“Ehi Turchia, che cosa vuoi? Qual è il tuo problema?”

 

Foto: ANSA

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“Ehi Germania, che cosa vuoi? Qual è il tuo problema?” Con queste parole il presidente della repubblica turca Recep Tayyep Erdogan si è rivolto alla Germania all’indomani della votazione al Bundestag della legge che riconosce il genocidio armeno commesso dall’esercito ottomano cento anni fa. Non si sa se la legge ricorda che il genocidio fu commesso su istigazione dello Stato maggiore del Kaiser, come hanno documentato recentemente alcuni storici tedeschi, perché la querelle è già superata dall’attualità.

Non sono passati 10 minuti che social media e commentatori politici di ogni risma ed estrazione si sono avventati sull’ultimo attentato turco ( ieri, 7/06/2016)  che ha mietuto finora 12 vittime, di cui 6 poliziotti. Sei bare avvolte nella bandiera rossa con la stella e la mezzaluna che saranno consegnate alle telecamere di Stato come nuovi martiri – così la Turchia islamica chiama i membri delle forze dell’ordine uccisi dai terroristi del PKK – nel secondo giorno del santo mese di Ramadan. Non si sa ancora se il presidente Erdogan troverà il tempo di benedire le salme prima che il suo aereo presidenziale lo porti in America a tenere l’elogio funebre del pugile Muhammed Alì, già Cassius Clay, martire del Parkinson.

Inutile cercare spiegazioni alla follia che si è impossessata di questo Paese dopo le elezioni politiche del 7 giugno 2015 che non hanno dato al partito di governo AKP la maggioranza assoluta necessaria a introdurre il regime presidenziale.

Inutile cercarle tra i media turchi, perché dopo la legge che manda in galera per direttissima chi offende il capo dello stato e la sua augusta consorte – come è successo l’altro ieri a una ex Miss Turchia – o chi è sospettato di terrorismo – come gli accademici che hanno firmato un appello per la pace – nessuno osa più parlare, se non con giri di parole e allusioni velate, come fa oggi su Hurriyet Daily News il prof. Üstün Ergüder, decano degli scienziati politici turchi, già maestro di allievi eccellenti quali Ahmet Davutoglu e lo stesso Erdogan.

Dunque le spiegazioni, stando così le cose, sarebbe meglio cercarle in Europa, se mai ci sarà qualcuno disposto a rispondere ad alcune domande semplici semplici, tipo:

  • perché sono stati aperti negoziati di adesione all’Unione europea con un paese che non ha nessuna intenzione di conformarsi alle sue regole e non ne fa neanche mistero?
  • Perché si parla della Turchia solo quando il terrorismo colpisce Istanbul e non quando l’esercito turco bombarda le inermi popolazioni civili curde?
  • Perché le fabbriche europee si delocalizzano in Anatolia e trattano gli operai come schiavi?
  • Perché l’Unione europea accredita come partito islamico moderato il partito AKP che discrimina le minoranze religiose, revoca l’immunità parlamentare ai deputati dell’opposizione, invoca l’introduzione della Sharia e quant’altro ancora?

In attesa che domani, 9 giugno si riunisca a Dresda il famigerato Club Bilderberg, che sembra sia il vero burattinaio di tante politiche suicide altrimenti inspiegabili ai cittadini – si pensi solo al TTIP – sarebbe bello se qualche deputato europeo, qualche dotto politologo, qualche alto funzionario ci spiegasse da Bruxelles com’è che la Turchia sia arrivata al punto da assomigliare ogni giorno di più alla Siria?

Com’è che a cinquecento anni dalla riforma di Lutero l’Europa con la Germania in testa ha smarrito il senso della responsabilità etica dell’individuo (e dello Stato) e accolla ai propri cittadini le spese per riparare ai danni compiuti da altri?

Un giornale turco si chiedeva giustamente – prima di essere commissariato – come mai i profughi che fuggono da una guerra voluta e finanziata da Turchia, Arabia Saudita e Qatar debbono andare in Europa e non in questi ultimi Paesi?

Perché solo il Dalai Lama si preoccupa dell’islamizzazione dell’Europa e non gli europei?

Perché il Parlamento europeo è favorevole ad allargare l’Unione fino ai confini della Siria, dell’Iraq, dell’Iran (lasciando però fuori nazioni di antichissima tradizione cristiana come Georgia e Armenia)?

Perché la Commissione europea emette continuamente pareri che fanno a pugni con la realtà dei fatti?

Perché la coppia Merkel-Juncker ha appoggiato la campagna elettorale di Tayyep Erdogan, fautore di un regime presidenziale tutt’altro che compatibile con i principi della democrazia europea?

È desolante constatare che a cento anni dallo scellerato patto Sykes – Picot con il quale Francia e Inghilterra si spartirono il Medio Oriente ottomano e gettarono il seme dell’odio che ancora oggi avvelena quelle contrade, i politici europei continuino a propinarci invece della verità le loro favole politicamente corrette.

Jean Ruggi d’Aksaray

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