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Intervista a Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio

Sei la prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea e terza europea in assoluto dopo la britannica Helen Sharman (1991) e la francese Claudie Haigneré (2001). Cosa rappresenta per te questo traguardo?

Bisogna distinguere perché il mio traguardo non era questo, quanto quello di realizzare un sogno che coltivavo fin da bambina, ovvero: andare nello spazio. Poi il caso ha fatto il resto e ha voluto così.

Cosa ti mancava di più della Terra mentre eri nello spazio e cosa ti manca di più oggi di ciò che avevi mentre eri in orbita?

La doccia perché nella navicella spaziale ci si lava solo con salviette umidificate, praticamente come in campeggio. Dello spazio mi manca l’assenza di peso, di libertà, di mancanza di sforzo; oltre alla semplicità della vita in orbita. Fatta di passaggi e azioni semplici nel contenuto, anche se frutto, comunque, di approfonditi studi tecnici fatti prima, in preparazione di un’esperienza di tale impegno.

Foto: © ESA/NASA

Foto: © ESA/NASA

Qual è lo spettacolo più inaspettato che si può vedere nello spazio?

Difficile da dire perché oramai ci arrivano tante foto e video dallo spazio che è raro vedere qualcosa di nuovo. Al contrario speravo di vedere spesso le cosiddette nubi nottilucenti (fenomeno atmosferico nuvoloso visibile durante il crepuscolo inoltrato, ndr) che ho potuto vedere poco, solo quasi al termine della missione e che sono davvero qualcosa di eccezionale.

Quali letture ti facevano compagnia?

Ho potuto leggere poco perché si viene distratti dalla vita a bordo e si passa buona parte del tempo ad osservare il paesaggio esterno e a fare foto. Però ho portato con me Palomar di Italo Calvino e Pilota di guerra di Antoine de Saint-Exupéry.

Hai scritto un libro con Stefano Sandrelli, Nello spazio con Samantha (Feltrinelli Kids, 2016) e sei stata protagonista del film documentario Astrosamantha- La donna dei record nello spazio (2016) di Gianluca Cerasola. Quanto è importante la divulgazione scientifica in un tempo in cui, spesso, come unica fonte di informazione, consultiamo solo Wikipedia?

Intanto spezzo comunque una lancia a favore di Wikipedia perché, se usato con prudenza, è comunque uno strumento di informazione molto utile, specialmente la versione inglese. La divulgazione scientifica è importante perché c’è un problema di alfabetizzazione scientifica a livello di cittadino medio. Quindi conoscere e sapere è fondamentale per fare scelte consapevoli ed evitare il rischio di cadere vittima di informazioni che possono manipolarci.

La vita cambia prima e dopo un’esperienza nello spazio? e semmai come cambia?
È cambiata molto, ma il cambiamento non è legato al fatto in sé di essere andata nello spazio quanto al fatto di aver realizzato il grande sogno della mia vita. Ora, grazie a ciò, vivo la mia vita in maniera più rilassata, senza quella tensione che nutrivo prima di raggiungere questo grande obiettivo.
E vivo con molto senso di gratitudine. Credo che per chi, come me, rea-lizza il sogno che appartiene a tanti e che solo pochi possono esaudire, la gratitudine sia importantissima.

Cosa consigli alle ragazze di oggi che desiderano intraprendere la tua carriera?

Cerco di non dare consigli generici perché non ci sono consigli validi per tutti. Bisognerebbe conoscere le persone, una ad una nello specifico, per consigliarle al meglio. Detto questo, quello che mi sento di dire è di prendere consigli da chi vi conosce bene, che ammirate e che vuole il vostro bene. Che vale, poi, sempre e in ogni situazione della vita.

Ci dici almeno tre caratteristiche che bisogna assolutamente avere per fare l’astronauta?
Determinazione, flessibilità (per adattarsi a un ambiente rigido) e la passione, necessaria per voler sempre imparare.

 (red)

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