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Villerupt #3/ Fra una pellicola e l’altra: breve carrellata per scegliere cosa vedere

 

Foto: R. Serra

Foto: R. Serra

Il lungo fine settimana della Toussaints è stata la buona occasione per una « abbuffata » di film italiani. Cinque sono quelli, fra i tanti che abbiamo visto, dei quali vi diamo un veloce commento. Chi vuole andare al cinema per sorridere con senso consigliamo A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Una rimpatriata di famiglia è l’occasione per fare le somme (e talvolta le sottrazioni!) fra parenti di sangue e acquisiti. Ricorda tanto il film-cult di Carlo Verdone « Compagni di scuola » e, quindi, in parte la pellicola è scontata. La riscatta un cast di « cavalli di razza »: dalla Gerini a Favino, da Gianmarco Tognazzi (fra i migliori) ad Accorsi, passando per Stefania Sandrelli e Sandra Milo, solo per citarne alcuni.
Molto meno banale e con un canovaccio fuori dagli schemi è invece la commedia IO C’È di Alessandro Aronadio, dove il protagonista (un bravissimo Edoardo Leo), scapestrato proprietario di un B&B, ricorre ad un espediente « mistico » per evadere il fisco. Ritrovandosi poi ad essere, suo malgrado, il guru di un nuovo culto da Terzo Millennio. Perfetto l’apporto dei due co-protagonisti: Margerita Buy, senza mai una sbavatura; e Giuseppe Battiston, che conferma la sua capacità camaleontica di adattarsi a ruoli sempre nuovi.
Chi cerca emozioni forti non perda Fiore Gemello di Laura Luchetti, meravigliosa pellicola ambientata in Sardegna, dove il territorio è al tempo stesso cornice e metafora di sentimenti, pensieri, riflessioni, dipinti intorno alla figura dei due protagonisti (interpretati da due giovanissimi esordienti, non professionisti): lui un immigrato clandestino e lei figlia di un mercante di immigrati, che si incontrano per caso incrociando le loro innocenze, perse e (forse) ritrovate…La regista ha spiegato il senso del titolo, ovvero un fiore che nella realtà non esiste, che nasce « siamese », quindi con un difetto, ma che, forse, proprio per questo, fa di esso, come l’anima pura dei protagonisti in un ambiente squallido di adulti senza scrupoli, la sua bellezza.
E sempre i giovani sono al centro di un film che toglie davvero il fiato. La terra dell’abbastanza, opera prima di due fratelli (gemelli), Fabio e Damiano D’Innocenzo, racconta la storia di due grandi amici di bassa estrazione sociale che una sera, complice un incidente stradale dove rimane vittima un boss della malavita, si ritrovano catapultati in un vortice criminale più grande di loro. All’inizio visto come un eldorado, ma che, poi, li inghiottirà peggio di quanto già non lo facesse da sempre la squallida periferia romana dove i due ragazzi vivono e che fa da sfondo alla pellicola. Fabio e Damiano hanno spiegato al pubblico le difficoltà di realizzare questa pellicola, scritta ben 7 anni prima sulla base di una realtà, quella delle borgate, che loro conoscono in prima persona.
Nella foto M. G.Galati con Fabio e Damiano D'Innocenzo

Nella foto M. G.Galati con Fabio e Damiano D’Innocenzo

Fuori da ogni registro è The place (regia di Paolo Genovese), che, a dispetto di un titolo inglese, è una storia tutta italiana. Originale l’ambientazione: solo e sempre in un bar, dove il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, incontra, uno via l’altro, personaggi a tratti oscuri a tratti ordinari. Tutti accomunati da una disperata richiesta che richiede un « sacrificio » non da tutti. Tanti bravi attori, un po’ di suspence, ritmo a volte non sempre intrigante.
Un film che divide senza mezze misure: chi lo considera un capolavoro e chi un cavolata. Andate a vederlo e decidete voi!
Maria Grazia Galati

 

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