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L’odore assordante del bianco

 preziosa

Chi è Vincent Van Gogh? Un grande, immenso pittore, o un uomo disperato, che si fa rinchiudere per un anno nel manicomio di Saint-Paul-de-Manson in Provenza, pensando che il suo talento fosse “troppo” per il mondo che lo circondava? Qui, in una stanza completamente bianca, indossando un camice bianco, Van Gogh si annulla nel bianco. Il bianco è il “non colore”, quello che assorbe tutti i colori. Lo aveva già dimostrato Newton nel suo esperimento: facendo roteare velocemente un disco con tutti i sette colori dell’arcobaleno, il colore che si manifesta è il bianco. Van Gogh che adorava i colori, perché erano per lui lo sprigionarsi della vita, si ritrova immerso nel bianco , che diventa un’ossessione. E’ come se i colori amati dall’artista si interiorizzassero in lui e ciò che si manifesta è il bianco. Il bianco diventa una condanna: la rappresentazione di un mondo che non gli appartiene e che egli rifiuta ed osteggia. I colori, invece, rappresentano la sua anima, che è pura.

Lo spettacolo ha un ritmo incalzante: dall’incontro iniziale tra Van Gogh e suo fratello Theo, in cui l’amore e la complicità fra i due vengono sopraffatti dalla rigidità e dalla stupidità del medico e degli infermieri, al “colloquio” con il direttore della struttura, l’unico che è dalla sua parte perché, a volte, anch’egli vorrebbe fuggire dal suo mondo.

E’ un ritrovarsi e un allontanarsi continuo.

Tutta la vicenda è vissuta come un sogno o come una trasformazione, collocata perfettamente tra le due voci narranti fuori campo che spiegano chi è Van Gogh e dove si trova: la voce iniziale è quella di un bambino (l’anima pura) e quella finale è di un adulto (l’anima in contrasto col mondo). Van Gogh sarà diventato l’uomo che avrebbe voluto essere, o è rimasto l’eterno fanciullo?

L’attore Alessandro Preziosi interpreta magistralmente Van Gogh. Si è calato appieno nel personaggio, manifestandone la parte nevrotica e quella più sensibile. Straordinario anche a livello fisico: la contorsione dei muscoli – che simboleggia il dilemma interiore – e la trasfigurazione fisica denotano un grande sforzo per entrare a trecentosessantagradi nel personaggio complesso di Van Gogh.

“L’odore assordante del bianco” è un dramma scritto da Stefano Massini, vincitore nel 2005 del Premio Riccione-Tondelli.

 

Anna Violante

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