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DoppioPasso. Incontri di arte e letteratura L’Attente Téméraire in mostra a Roma

 

Nella foto da sx a dx: Phil Deken, Maria Luisa Caldognetto, Elio Pecora

Nella foto da sx a dx: Phil Deken, Maria Luisa Caldognetto, Elio Pecora

Il 21 marzo, con un incontro con gli autori, si è inaugurata la mostra Doppio Passo. Incontri di Arte e Letteratura, in cui sono esposte le opere del poeta Elio Pecora e le immagini del fotografo lussemburghese Phil Deken. L’esposizione sarà visitabile fino al 4 aprile presso la Casa delle Letterature di Roma, in piazza dell’Orologio 3,

Il poeta e il fotografo, con la straordinaria “regia” della traduttrice dei testi Maria Luisa Caldognetto, hanno pubblicato un’opera, L’attente téméraire – L’attesa temeraria, in cui immagini e versi si coniugano senza prevaricazioni, nel dialogo intessuto tra lampi di luci ed ombre, ritmi e sonorità che trapelano da versi, echi che si insinuano a suggerire intersezioni e affinità apparentemente insospettabili.

Il progetto che nasce dalla mia grande amicizia con Elio Pecora – esordisce Maria Luisa Caldognetto – è interamente lussemburghese: lo è la casa editrice e, inoltre, il francese, lingua in cui ho tradotto le poesie dall’italiano, è una delle tre lingue ufficiali del Lussemburgo. Elio, che ha tradotto testi dal lussemburghese e più volte è stato ospite in rassegne letterarie in Lussemburgo, mi ha lasciata libera di scegliere le poesie da tradurre in francese. Ho scelto all’interno di due raccolte, cercando di mantenere una coerenza nelle atmosfere che più strettamente nei contenuti. L’idea era di rendere omaggio al poeta arricchendo questo libro con immagini artistiche ed allora ho pensato a Phil Deken, con cui avevo già collaborato in passato e che rappresenta, in qualche modo, il trait-d’union con il Lussemburgo. Si trattava di fare un grande lavoro di scelta tra le migliaia di foto di Phil ma anche una scelta che andava in senso totalmente opposto rispetto all’ultima sua mostra dove erano esposte grandi foto a colori. Qui bisognava usare il bianco e nero, le luci e le ombre. Non bisognava spiegare i versi ma creare un gioco di rispecchiamenti, di rimandi, di evocazioni, in un’interazione reciproca.”

 

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“Quando mi è stato chiesto di partecipare al progetto – afferma timidamente Phil Deken – ho avuto una doppia perplessità: mi sembrava che la mia arte fosse molto lontana dai versi di Elio Pecora e inoltre avevo paura a confrontarmi con un universo poetico tanto impegnativo. La mia scelta è arrivata nel momento in cui ho letto le poesie in francese ed ho capito che avevo delle immagini che con le loro luci e ombre potevano riflettere quelle stesse sfumature delle poesie”.

“Di fronte a un testo da tradurre – interviene di nuovo Maria Luisa Caldognetto sollecitata dal pubblico – si tratta di fare delle scelte. Mi piace ricordare che la parola testo ha la stessa etimologia di tessuto quindi è una trama fatta di un incrociarsi di fili che contengono tutti una parte di senso che nell’incrociarsi a loro volta si potenzia. Nel tradurre bisogna individuare questi fili e privilegiare quelli che riteniamo più consoni alla nostra visione delle cose, pur salvaguardando la correttezza lessicale e grammaticale. Ogni poesia senso, sonorità, ritmo, immagini, concetti, pensieri difficili da rendere, quindi una sfida temeraria direi”

Nelle parole di Maria Luisa Caldognetto traspare un grande entusiasmo e una immensa preparazione culturale insieme alla consapevolezza di aver realizzato un lavoro di grande pregio mentre nell’ascolto silenzioso del poeta si disvela la grande fiducia in chi “si è appoggiato ai suoi versi e li ha resi musicali in un’altra lingua”.

Hanno una grande sintonia poeta e traduttrice tanto che loro stessi animano l’incontro: “A proposito del titolo – chiede Elio Pecora alla Caldognetto – perché hai scelto questo e quale è il verso in italiano?”

“La questione è questa – risponde fiera della scelta Maria Luisa – non si poteva mantenere la stessa sonorità in francese perché in italiano il verso recita “l’attesa incauta” che è molto più musicale. Poi, inevitabilmente quando mi è balenata l’idea di usare l’Attente téméraire come titolo ho chiesto a Elio se fosse d’accordo visto che non c’era la corrispondenza assoluta.”

“Invece a me è piaciuto molto – risponde il poeta – perché temerario è più ancora che incauto”.

Poi ci sono i versi, letti dalla voce melodiosa del poeta, e allora si può solo ascoltare in silenzio e, infine, applaudire.

Gilda Luzzi

 

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