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Nu Guinea: la musica italiana fatta all’estero

La musica italiana fuori dall’Italia assume profili da studiare e la tradizione si trasforma in forme meno liquide di sopravvivenza. In che modo la cultura musicale italiana compie traiettorie inedite e di grande interesse? Il caso Nu Guinea.


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L’elemento centrale per l’ascoltatore che ricerca la propria identità è senz’altro la nostalgia. Fiumi di stereotipi sono pronti a scorrere sotto la musica popolare italiana fruita fuori dai confini di casa: è come se un italiano espatriato riponga nelle immagini sonore interiorizzate la rappresentazione ufficiale dei suoi anni di crescita e formazione nel Paese d’origine. Una forma di  resistenza aurea al nuovo Paese in cui vive.  In periodi di derive sovraniste e vanità patriottiche italiane,  non è questa un’ operazione priva di rischi.

Ma una gemma esiste e non è un demerito se gli italiani – che sono naviganti e soprattutto migranti da un bel pezzo – sanno resistere con la musica  ai contesti  in cui si ambienta la loro nuova quotidianità musicale da emigranti.
Piuttosto interessante oltre che emblematico,  l’album Nuova Napoli, uscito esattamente un anno fa come autoproduzione, dei Nu Guinea, al secolo Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, musicisti partenopei felicemente trapiantati a Berlino dove vivono e lavorano proficuamente da diversi anni. Lo scorso anno i due, con la voce preziosa di Fabiana Martone,  si sono dedicati ad un album pieno di ibridazioni sonore che si presta ad una riflessione sul gusto italiano per la musica napoletana assai stimolante.

L’obiettivo dei Nu Guinea è di omaggiare la tradizione napoletana, senza dover seguire per forza le logiche di mercato. Il loro album, tra un riff elettronico e qualche campionatura, azzarda un uso consapevole di strumenti della tradizione partenopea. L’uso del dialetto è perfetto e accuratissimo. Fin quì nulla di nuovo, se non che la band  ha realizzato alla perfezione questo progetto a Berlino, richiamandosi a Senese, ai Napoli Centrale, alla musica napoletana degli Anni  ‘70 e ’80 con autentica vocazione autoriale, come materia viva e pulsante di grande contemporaneità.

Ed ecco sotto l’ombra dell’antenna di Alexanderplatz si ascoltano sì Pino Daniele, James Senese e Toni Esposito, ma anche la musica meno nota degli Oro o dei Donn’Anna. Personalità musicali napoletane meno note, dunque, ma sceltissime per dare vita ad un lavoro che con il passaparola e sparuti mezzi di promozione, ha scalato le classifiche incuriosendo non poco pubblico e addetti ai lavori. La stella polare di Massimo Di Lena e Lucio Aquilina – alias Nu Guinea – è senz’altro la scena musicale più autentica  della città partenopea tra : blues, jazz-rock, progressive e influenze africane. Ma anche quella di una tradizione rivisitata attraverso una grande libertà ritmica.

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I Nu Guinea ci dicono che la filologia musicale è un gioco sperimentale fatto di grande brio e  che  non intende farsi condizionare dal mercato. Ecco perchè ad un anno dalla sua uscita vi suggeriamo di ascoltarli se ancora non lo avete fatto. A Berlino qualcuno vuole ballare bene sentendosi anche a casa.
Non è forse questo ponte tra il passato e il presente che cercano i buoni fruitori di musica italiana che in Italia non ci vivono più?

Valentina Pettinelli

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