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Quanto ci manca il Festivalbar!Intervista ad uno degli autori storici Eddi Berni

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Come è nata l’idea del Festivalbar? 

Nacque da un’idea di Vittorio Salvetti: il jukebox stava diventando (siamo fra il ‘63 e il ‘64) una realtà concreta anche in Italia. L’idea fu quella di inserire a giugno nei jukebox 10 dischi “speciali” (un cantante diverso per ciascun lato dei 45 giri) e premiare a settembre la canzone più “gettonata” dell’estate. La prima edizione fu organizzata nel 1964; la vinse Bobby Solo con Credi a me.

Vittorio Salvetti è il “padre” del Festivalbar: che persona era?

Un vulcano di idee, un re illuminato e intelligente capace di gesti nobili e meravigliosi e dotato di un senso dello spettacolo non comune. Grandissimo conduttore sul palco, vero talent scout nella musica e non solo; dava la sua impronta su ogni cosa del Festivalbar. Grande lavoratore, adorava, finito il programma, sedersi a tavola con gli amici e i collaboratori per meravigliose cene, che spesso offriva con grande generosità. Sapeva lavorare con passione e sorriso e grazie a lui (e al figlio Andrea che ha ereditato il Festivalbar alla sua scomparsa) ancora oggi questo evento musicale viene ricordato per quello che è stato: una festa leggera e appassionata dedicata alla musica, dove tutti amavano fare quello che facevano e si divertivano a farlo.

Hai sicuramente tanti ricordi legati a questa mitica kermesse: ce ne racconti alcuni?

Ho fatto l’autore per 10 anni, dal 1994 al 2004. Di questi dieci, sette li ho condivisi come autore con Nicola Savino e ho avuto la fortuna di lavorare con nomi come Amadeus, Federica Panicucci, Alessia Marcuzzi, Corona, Natasha Stefanenko, Daniele Bossari, Michelle Hunziker, Marco Maccarini, Irene Grandi e ovviamente Fiorello. Tutti eccezionali, ma le edizioni con Fiorello e Alessia sono quelle che ricordo con più piacere. Faccio un esempio su come lavoravamo con Fiorello: alla fine delle prove, sul palco alla sera ci vedevamo io e Nicola con Fiore e insieme buttavamo giù tutte le idee per i lanci dei cantanti della puntata, che poi avremmo rivisto con Alessia. Voi potete immaginare cosa voleva dire avere di fronte Savino e Fiorello insieme a inventare gag, battute e situazioni?! Praticamente uno spettacolo comico privato solo per me…

In quanto evento “nazional-popolare” in cosa si differenziava da Sanremo?

In molte cose: il Festivalbar non era una gara, anche se alla fine c’era un vincitore (stabilito prima dai jukebox e poi dalle vendite e dai passaggi radiofonici). I cantanti venivano più rilassati, anche perché presentavano canzoni già uscite su disco e non brani nuovi. Ma soprattutto il clima era di festa e non di tensione da diretta TV con milioni di persone con i fucili spianati pronti al commento. E poi il Festivalbar non era in diretta e quindi si poteva ragionare con calma su certe scelte e modificare eventuali problemi… anche se il lavoro di preparazione, riprese e montaggio era paragonabile a quello del Festival di Sanremo. Lo so perché ho fatto come autore anche quello.

Cosa ha contribuito di più, secondo te, alla fine di questa deliziosa manifestazione canora?

Principalmente la fine del mercato discografico, nel senso che i dischi non si vendono più e quindi tutto il lavoro delle case discografiche e dell’organizzazione nel portare cantanti importanti sul palco ha avuto nel tempo meno risorse e meno senso complessivo. Non solo: a inizio Anni 2000, con l’avvento di Youtube, i ragazzi che volevano ascoltare musica, vedere un video o anche degli speciali live avevano uno strumento gratuito e sempre disponibile per riempirsi occhi e orecchie di musica e immagini, quindi il Festivalbar (e non solo) ha perso fascino e importanza. Poi anche l’atteggiamento della TV rispetto alla musica: il Festivalbar ha sempre rispettato i musicisti, gli autori e i protagonisti della musica; i talent (nessuno escluso) non si può dire che facciano lo stesso.

Facci sognare: potrà tornare un giorno il Festivalbar e come semmai?

Bisognerebbe chiederlo ad Andrea Salvetti! Certamente non potrebbe essere più come una volta, con le piazze gratuite, i cantanti più famosi e tanto altro. Potrebbe forse re-imporsi in ambito web o on demand grazie a un marchio ancora molto popolare e credibile, ma ci vuole prima di tutto la volontà di rimettersi in gioco e non so onestamente se Andrea ne abbia ancora voglia. La chiusura lo ha fatto soffrire molto, perché per la famiglia Salvetti il Festivalbar non era solo un programma, era un pezzo di storia e di vita ereditata dal grande Vittorio… non credo sia semplice riprovarci.

Per chi ama gli amarcord e per chi sa ben poco sul Festivalbar, ci consigli uno o più libri?

Purtroppo non c’è praticamente nulla. L’unica fonte sicura e affidabile è il sito del Festivalbar, che è aggiornato con news di musica e attualità e ha una sezione dedicata alla storia della rassegna. Per il resto bisogna cercare info, articoli, commenti sulla rete.

di Maria Grazia Galati

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