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Aquile Randagie: quando gli scout salvarono gli ebrei

 

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Un film da non perdere, uscito da pochi giorni in Italia, basato su una storia vera regala, ai giovani soprattutto, un messaggio di coraggio e amore.

Aquile Randagie: mai appellativo fu più azzeccato. Il bellissimo film del regista esordiente Gianni Aureli racconta le gesta del gruppo di scout milanesi e monzesi che Mussolini sciolse nel 1928, insieme con altre associazioni giovanili cattoliche e non. Esso si oppose con coraggio alla dittatura fascista, mantenendo saldi i propri princìpi di amore e solidarietà verso il prossimo. Prossimo che, in questo caso, erano gli ebrei, i partigiani, gli antifascisti e tutti coloro che erano considerati minoranze.

Le figure di spicco delle “Aquile” erano  don Andrea Ghetti (detto Baden) e Giulio Cesare Uccellini (detto Kelly), ma su tutte si evidenzia don Giovanni Barbareschi. Egli, ai tempi ancora diacono, fu mandato dal Cardinale Schuster a benedire le salme di alcuni partigiani, vittime dei fascisti. Questo perché don Giovanni si rivolse a lui in quanto non trovava giusto che la Chiesa non si opponesse a questa nuova dittatura.

Don Barbareschi, insieme a don Ghetti e a Uccellini, fondarono “Oscar”, l’organizzazione attraverso la quale riuscirono a salvare i perseguitati (compreso Montanelli) facendoli fuggire in Svizzera attraverso le montagne. In questo modo fecero passare Oltralpe anche alcuni comandanti delle SS per evitare rappresaglie una volta finita la guerra. Don Barbareschi, figura di primo piano della Curia milanese, fu ordinato sacerdote da Schuster e divenne, nel corso della sua vita, amico di don Gnocchi e del Cardinale Martini. È stato onorato come “Giusto tra le nazioni” per aver salvato un numero elevato di ebrei. Durante la Resistenza aveva fondato il giornale Il Ribelle.

Finita la guerra è diventato insegnante presso il Liceo Manzoni di Milano. Ho avuto l’onore, immenso di averlo come insegnante. Tutto quello che ho imparato da lui mi ha aiutato a diventare la persona che sono. L’ Amore e la libertà sono stati l’obiettivo della sua vita. E si possono riassumere in queste sue due frasi: “Tutto ciò che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per amore” e “Non ci sono liberatori, ma solo uomini che si liberano”.

Anna Violante

 

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