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Cucina e integrazione: ricette migranti

La cucina diventa luogo di incontro e di confronto a Verona, grazie all’iniziativa dell’associazione locale, veronetta129, promotrice di un bel progetto di integrazione che nasce a tavola e che ora è un libro. Abbiamo intervistato Elena Guerra, una delle tre autrici di Ricette migranti

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Come nasce questo libro?

Dal progetto “Indovina chi viene a cena?” che abbiamo portato a Verona, nella città dove viviamo e lavoriamo dal 2014, da un’idea della Rete Italiana di Cultura Popolare di Torino, che lo ha fatto nascere nel 2011 e sviluppato in varie città della Penisola. Durante queste serate alcune persone straniere residenti in città ospitano a casa propria, per una cena, dei concittadini; nessuno sa chi arriverà o dove andrà, siamo noi a fare gli abbinamenti e a comunicare la destinazione. La casa editrice Cierre ci ha proposto di scrivere alcune delle tante storie abbinate alle ricette che da queste cene uscivano e che solo i partecipanti delle serate al buio avevano la fortuna di ascoltare e assaggiare. Così, noi tre che facciamo parte dell’associazione culturale veronetta129, abbiamo iniziato a incontrare le tante famiglie del progetto, allargando poi il raggio anche ad altre persone perché ci tenevamo a toccare tutti i continenti… un giro intorno alla Terra attraverso le vite di chi ci abita accanto. È stato un viaggio meraviglioso, fatto di 20 storie e 20 ricette da altrettanti luoghi: 3 dall’Europa, 2 dal Medioriente, 4 dall’Africa, 4 dall’Asia, una dall’Australia, 3 dal Nord America e 3 dal Sud America. Per lo più storie di donne, 14 donne e 6 uomini e poi… la ventunesima storia, l’italiana all’estero ovviamente. Perché alla fine siamo tutti migranti, noi italiani per primi.

Questo libro nasce a Verona, città un po’ controversa in termini di accoglienza. Il libro riesce ad attenuare questo pregiudizio?

Verona spesso è dipinta dai media nazionali, e non solo, come una città chiusa o con anime estreme, spesso addirittura definita come “laboratorio delle destre europee”. In realtà a nostro avviso questo tipo di gruppi rappresenta una piccola minoranza, ma che fa rumore, spesso con il beneplacito, più o meno esplicito, delle istituzioni locali. Con le nostre attività vogliamo fare altrettanto rumore, ma costruttivo e oltre ogni stereotipo e pregiudizio. Non pensiamo che Verona sia la città dell’amore né la città dell’odio. È lo spazio dove ci troviamo a vivere con tantissima gente che ha voglia di esistere in modo propositivo attraverso la conoscenza e lo scambio reciproco. Il libro ha avuto questa idea: farsi aprire le porte dagli stranieri che ci vivono accanto per sovvertire quello stereotipo che “siamo noi ad accogliere loro”.

Vuole descriverci qualche “cena-tipo” che viene riportata nel libro?

Nel libro io ho intervistato le famiglie che hanno partecipato a “Indovina” o, come dicevo, chi semplicemente ha voluto condividere la propria storia e la ricetta del cuore, quel piatto che ti riporta a casa nei momenti di nostalgia o di festa. Solitamente, quando non ci si conosce, il modo migliore per raccontarsi e confidarsi è quello di farlo davanti a un buon piatto, partendo dai ricordi legati alla cucina, per poi approfondire la propria vita. Questo si può trovare nel libro, accompagnato dalle foto delle persone e dei piatti grazie ad Alice Silvestri, che ha testimoniato passo passo la ricetta raccolta da Erica Tessaro. Inoltre, abbiamo scelto con la casa editrice di approfondire in alcuni box la situazione socio-politica del Paese narrato per capire, oltre alla storia del singolo protagonista, anche la storia contemporanea e i movimenti migratori che l’hanno caratterizzata. Una lettura leggera e allo stesso tempo approfondita sull’attualità; un po’ quello che succede durante una serata di “Indovina chi viene a cena?”.

 Amelia Conte

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