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Intervista esclusiva a sua Eminenza Monsignor Hollerich

È il primo cardinale nel Granducato. L’ha nominato Papa Francesco lo scorso ottobre 2019. Con lui abbiamo parlato di Europa, giovani, populismi, fede… E incontrandolo abbiamo scoperto che ama tanto il nostro Paese e parla benissimo l’italiano

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Si aspettava questa nomina a cardinale?

Non del tutto, è stata una grande e splendida sorpresa. Non ci avevo mai pensato perché Lussemburgo non è una sede cardinalizia e poi il Papa presta più attenzione ai Paesi poveri, alle periferie. E Lussemburgo non è un Paese povero, dunque non ci avevo mai pensato.

Lei è anche presidente della Commissione Episcopale presso la Ue (Comece). Come fare in modo che l’Europa non privilegi solo i problemi economici e sociali, ma difenda anche i valori morali, spirituali e religiosi dei popoli?

Penso che questo sia la Chiesa che debba farlo, non la politica, perché ci sono politiche riservate all’Europa e politiche proprie degli Stati nazionali. Tutte le politiche della famiglia appartengono agli Stati nazionali. Per questo l’Ue non può esprimersi su tutto. Ma naturalmente, se la politica europea non vede o non capisce quello che la gente ha nel proprio cuore, allora l’Unione europea fallirà. Per questo noi portiamo temi come la famiglia e il lavoro, la famiglia e la digitalizzazione. Se c’è questa unione possiamo parlare anche della famiglia al Parlamento europeo, e lo facciamo. Penso che sia molto importante per l’Europa riscoprire una propria identità, aperta, in dialogo. Non un’identità chiusa. Un’identità radicata nel passato, ma vivendo l’oggi di Dio per costruire insieme il domani.

Gli italiani in Lussemburgo (integrati e spesso con doppia nazionalità) cosa portano ancora oggi di prezioso a questo Paese?

Gli italiani sono un grande tesoro per il Granducato, fanno parte integrante della sua identità. Il Lussemburgo è abitato da tante nazionalità: ciascuna porta un proprio stile di vita, un proprio modo di fare che arricchisce l’identità di questo Paese. E gli italiani ne fanno parte. Sono affascinato dalla cucina perché la gente mangia cose buone. Gli italiani comprano prodotti di qualità. Questo è un messaggio valido anche per il nostro tempo. Di mangiare non tanto, ma bene, per la nostra salute e per il nostro pianeta. Dalla cucina alla cultura. L’italiano è una delle lingue che si insegna nei licei.

Sono tempi, questi, di grandi tensioni nazionaliste e derive populiste, portatrici di intolleranza verso migranti, omosessuali, islamici, donne. Che effetto le fa vedere molte di queste forze farsi paladine della tradizione religiosa cattolica a sostegno delle loro idee di stampo razzista?

Chi pensa questo crede che il cristianesimo sia un’ideologia e non una religione. Per avere una religione bisogna mettersi in contatto con il Dio vivo che nel nostro cuore ci spinge verso l’umanità. Dio si è fatto uomo e anche noi dobbiamo farci uomini. Qualsiasi discriminazione è contro il Vangelo. Sono contro il matrimonio gay, ma non contro il riconoscimento delle coppie gay nella nostra Chiesa. Io sono un vescovo, un padre che deve accogliere, affinché ognuno di noi si senta a casa. Anche gli omosessuali devono sentirsi a casa.

Donne che abortiscono, coppie che divorziano, omosessuali che si amano: ci sono Paesi che considerano queste persone criminali perché compiono atti gravi e inaccettabili per la morale religiosa che è a fondamento delle loro leggi. Lei come le considera? inviterà i sacerdoti ad ammetterli ai sacramenti anche se la dottrina cattolica a oggi non lo prevede?

L’aborto è un grande peccato. Perché distrugge l’essere umano. Finora solo la donna che compiva questo atto, per la legge, veniva punita. Non gli uomini, i maschi, i fratelli. E questo non è giusto. La responsabilità è anche degli uomini. Sono completamente contro l’aborto. Il Papa ha dato a tutti i sacerdoti la facoltà dell’assoluzione nella confessione (che prima era riservata ai vescovi). Se una donna andava a confessarsi, doveva tornare di nuovo per chiedere assoluzione al vescovo. Ma la gente non tornava mai. Questo significava che le persone non venivano aiutate. Io volevo fare la stessa cosa: dare lo stesso potere a tutti i sacerdoti. Ma il Papa l’ha già fatto! Il Papa ha detto che per il divorzio bisogna avere un discernimento. Se c’è gente che semplicemente cambia idea, con leggerezza, allora non va bene, ma chi, nel matrimonio, soffre e desidera una nuova vita e magari un nuovo amore, è corretto che possa scegliere il divorzio. Come Papa Francesco ha aperto queste porte, noi non le dobbiamo chiudere.

Una delle piaghe peggiori che affliggono la Chiesa cattolica è la pedofilia: cosa pensa dell’abolizione del segreto pontificio voluto dal Papa?

Io penso che sia molto buono. Alcuni pensano che i giornalisti che scrivono di questi abusi lo fanno per attaccare la Chiesa. Non è vero. È invece un aiuto per la Chiesa perché si tratta di un reato terribile, infame, che bisogna assolutamente sradicare. Quando sono con i ragazzi e gli adolescenti mi accorgo che essi guardano il sacerdote o il vescovo come uomo di Dio. Abusare di questa fiducia è terribile. È una ferita al cuore e all’anima di questa persona; e al suo corpo! È terribile e dobbiamo estirpare tutto ciò. Fino a poco tempo fa non mi sono mai occupato di questi temi perché non erano una priorità. Da quando ho parlato con le vittime, ho percepito queste sofferenze terribili. A volte la vita di queste persone è completamente stravolta, non trovano più un equilibrio affettivo. Poiché ci sono abusi anche fuori dalla Chiesa, nelle famiglie e nella società in generale, allora è la società stessa che dovrebbe reagire. Noi dobbiamo risolvere i problemi nella Chiesa. Non dico questo per deresponsabilizzare, ma penso che tutta la società debba essere più cosciente di questo male e fare tutto il possibile per sradicarlo dalle nostre società.

Secondo lei è possibile la convivenza pacifica in una società multireligiosa se ogni religione reclama per sé una superiorità morale, sostiene di detenere verità assolute e pretende di regolamentare la società in conformità alla legge del suo Dio?

Io penso che la mia religione sia vera e lo penso con tutto il mio cuore. Non penso che noi cattolici abbiamo una superiorità morale. Io ho conosciuto gente senza fede o con un’altra fede e con un’alta moralità. Prendiamo, per esempio, la moralità che si esprime nei giovani con Friday4Future. Una grande moralità, ma la maggior parte di questi giovani non vanno nemmeno in Chiesa. Ma fanno del bene e noi dobbiamo riconoscere il bene ovunque e credere in Dio. Essere cattolico non vuol dire parlare male di quelli che non hanno una religione o che ne hanno una diversa dalla nostra. Dobbiamo rispondere con umiltà perché io predico un Vangelo, ma che non vivo al 100%, quindi devo avere sempre una grande umiltà quando sono davanti a una persona umana, perché ogni persona umana ha la stessa dignità; e la libertà religiosa è fondata sulla dignità umana.

Lei è stato a Lesbo nel maggio 2019 e ha visitato per conto del Pontefice i centri di accoglienza degli immigrati. Ce ne vuole parlare?

È stata una visita molto importante. Una cosa è vedere le sofferenze in TV o leggere le statistiche. Ma si deve parlare con la gente. Quando si vedono i loro occhi senza speranza, quando si sentono direttamente le loro storie, io come persona umana devo reagire. Penso che l’Europa stia reagendo male. Se penso solo ai minori non accompagnati, perché lasciarli in questi campi, dove sappiamo esserci anche criminalità e violenza?! Questi ragazzi non sono sicuri nei campi. E questo succede in Europa!… Forse abbiamo troppo statalizzato l’aiuto per i rifugiati, senza molta interazione con la popolazione locale. Se loro sono accolti dalle persone, l’integrazione si fa facilmente. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa un grande lavoro. Io sono riconoscente anche al governo lussemburghese che apre sempre le porte. Asselborn è un uomo buono, di buon cuore. I politici possono discutere animatamente fra loro, ma attaccare un uomo buono che fa quello che gli dice il cuore (umano e cristiano), questo è un orrore.

Si riferisce alla “querelle” Asselborn-Salvini?

Salvini mi ha attaccato per un articolo scritto su Civiltà Cattolica prima delle Elezioni europee, in merito ai populismi. Rispondendo a un giornalista disse: “Quel cardinalino di Lussemburgo”, ma ancora non ero nemmeno stato nominato.

(Red/picci/mgg)

 

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