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In attesa del vertice europeo del 23 aprile, considerazioni sulla posizione italiana

Il prof. Riccardo  Monaco che formava negli Anni ’60 i candidati al concorso in diplomazia, allora il più difficile concorso pubblico italiano – che era normale ritentare con l’aiuto delle famiglie anche tre o quattro volte…-  non avrebbe mai consigliato ai suoi allievi di iniziare una trattiva internazionale senza tenere conto delle posizioni di partenza delle controparti. Ora, la posizione assunta dalla delegazione italiana capitanata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembra almeno in parte contraddire la prudente posizione negoziale sopra proposta.

Dopo l’accordo raggiunto per teleconferenza dall’Eurogruppo il 9 aprile è sembrato che la posizione italiana sia riassumibile nella formula enigmatica: “Senza gli  eurobond faremo da soli”,  con il corollario di non sottoscrivere comunque quella linea di credito rappresentata dal ESM (European Stability Mecanism), che i media italiani chiamano sbrigativamente il Fondo salva-stati. Si può trattare forse semplicemente di una  posizione di partenza, ma insistere in un “quitte ou double” su obbligazioni europee a mutualizzazione del debito anche in occasione del prossimo vertice del Consiglio Europeo previsto per il 23 aprile potrebbe portare la posizione del Paese e anche il suo futuro nella condizione  più difficile.

Di fatto il presidente del Consiglio si trova a dover esprimere una posizione negoziale efficace stretto fra due fuochi. Sul piano interno, alle spalle,  è soggetto alla opposizione del grande partito trasversale euroscettico che si è progressivamente formato dalla introduzione dell’EURO nel 2002 ed è ostile alla permanenza non solo dell’Italia nell’EURO, ma anche in maniera più opaca addirittura alla permanenza dell’Italia nella UE. Vi contribuiscono i partiti della  destra e estrema destra italiana di Lega e Fratelli d’Italia, ma anche una parte consistente degli eletti del movimento-partito 5 Stelle, sostenuti da una forte rappresentanza nei media pubblici e privati. Esemplari sono le accuse “di alto tradimento” con cui i due partiti citati hanno accolto  la posizione italiana nel compromesso europeo di inizio aprile. Di fronte, invece, Conte conosce il fuoco di sbarramento agli auspicati  European Recovery Bonds (o Eurobond o Coronabond) da parte dei Paesi dotati delle posizione europee più floride in materia di conti pubblici che temono con la mutualizzazione del debito risultante dalle nuove emissioni di essere coinvolti indirettamente  nel pagamento del pregresso enorme debito pubblico italiano. Posizione che forse è sconsigliabile sul piano etico europeo, che magari prova anche l’esistenza di una Europa senza grandi ambizioni,  ma che risulta anche comprensibile agli occhi della opinione pubblica interna dei rispettivi Paesi.

In mezzo, ci sta invece quello che una buona parte dell’opinione pubblica non vede e non vuole vedere, cioè l’importante aiuto che le istituzioni europee hanno già previsto a favore dell’Italia. Cattiva volontà che in particolare si esprime sulla assurdità del dibattito italiano sui fondi del ESM, c.d. Fondo salva Stati, denunziata fra gli altri da Carlo Cottarelli.

Vale quindi la pena di riassumere le misure già approvate dagli istituzioni e gli organi europei per venire in aiuto della drammatica situazione provocata dalla pandemia:

  • Sospensione delle regole del Patto di stabilità per quanto riguarda il deficit di bilancio e il debito consolidato italiano;
  • Possibilità di utilizzare gli stanziamenti non spesi nell’ambito dei fondi strutturali 2020 per l’emergenza Coronavirus;
  • La provvista finanziaria di 220 miliardi  da parte della Banca centrale Europea;
  • La garanzia della Banca Europea degli Investimenti di 32 miliardi da destinare a progetti finanziati a favore delle imprese;
  • Il programma anti disoccupazione SURE proposta della Commissione per finanziare le casse integrazione degli SM con 20 (15 al netto delle garanzie) miliardi netti destinati all’Italia.

Restano i fondi di 36 miliardi che l’attivazione del c.d. Fondo salva-stati potrebbe immettere senza condizionalità nella sanità pubblica italiana e nelle attività collegate, mentre una virulenta campagna di strani siti sovranisti ne fanno lo strumento della subordinazione dell’Italia all’Europa. Esemplare la definizione del MES da parte di Giorgia Meloni leader dei Fratelli d’Italia come “il cavallo di Troika” dell’Europa e la foga con cui i deputati della destra e gli ambienti del partito 5 Stelle di governo si stiano opponendo alla sua attivazione.

Quando il comunicato dell’Eurogruppo che evidentemente si preferisce ignorare recita:” Il solo vincolo per accedere alla linea di credito sarà che i membri dell’area dell’Euro che richiedono il sostegno si impegnino a usare questa linea di credito per sostenere il finanziamento dei costi sanitari diretti e indiretti per cura e prevenzione dovuti alla crisi del Covid-19”.

In queste condizioni delicatissime, fra il fuoco di una opposizione che non coopera, ma spara continuamente a zero sulle posizioni governative, approfittando delle difficoltà del momento, posizioni che a sua volta sono indebolite dalla fronda interna antieuropea di parte dei 5 stelle, la delegazione italiana dovrà giocarsi fra una settimana il futuro del paese. Forse l’unico elemento indirettamente e tragicamente a suo favore sono le previsioni del Fondo Monetario Internazionale che indicano per quest’anno un calo del PIL nell’Eurozona di -7,5%, ma dell’Italia di – 9,1%. E questa non è la rappresentazione dei siti nazionalisti, movimentisti, sovranisti o populisti in funzione, ma la durissima realtà che ci attende dietro l’angolo del Coronavirus.

Carlo degli Abbati

Professore associato di Politica economica e docente alle Universita di Genova, Trento e alla ULB di Bruxelles

 

 

 

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