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100/19-nCoV: Raccomandazioni sull’uso dei test antigenici rapidi SARS-CoV-2

 

La capacità di effettuare test rappresenta una misura essenziale nella lotta al coronavirus. Grazie ai test diventa possibile monitorare l’evoluzione della pandemia nella popolazione, identificare i contagiati, isolarli, ricostruire i contatti diretti critici di dette persone e valutare l’immunità collettiva.

La rapidità con cui risulta possibile effettuare i test è importante tanto quanto la capacità di effettuare i test stessi. Al fine di ampliare la gamma di test in modo da poter rintracciare più rapidamente le persone che potrebbero essere contagiate, il Lussemburgo ha deciso di aggiungere i test antigenici rapidi (TRA) alla sua ambiziosa strategia in materia di test (accanto ai test PCR, con prelievo nella gola o nella cavità naso-faringe, e i test sierologici che verificano la presenza di anticorpi nel sangue di una persona).

I  test rapidi consentono di accertare entro 15-30 minuti un’infezione da coronavirus. Invece di rilevare il genoma del SARS-CoV-2, questi test cercano le proteine virali. Una simile ricerca consente una esecuzione molto più semplice e più rapida, dato che non richiede un’analisi di laboratorio. I nuovi test rapidi consentono un guadagno notevole di tempo, fattore essenziale nella lotta contro l’attuale pandemia.

La prima consegna di circa 75.000 test rapidi antigenici è prevista il 20 novembre. I test TRA saranno assegnati tra gli altri ai servizi d’urgenza del 4 ospedali principali (CHL, CHEM, CHdN, HRS), ai centri di consultazione, alle case di cura e ai centri integrati per gli anziani nonché all’Ispettorato sanitario.

Chi può effettuare i test e con quali modalità?

Saranno abilitati a effettuare i test rapidi – ritenuti più delicati da maneggiare e meno affidabili dei test PCR – dopo una formazione adeguata, i medici, gli infermieri, gli addetti ai laboratori, le ostetriche, gli assistenti sociali, gli ergo-terapeuti, i rieducatori di psicomotricità e gli ortofonisti.

Inoltre, nel contesto della lotta all’attuale pandemia, potranno essere abilitati a effettuare i testi rapidi anche i pompieri volontari e professionali operanti nel Corpo granducale del fuoco e del soccorso, così come gli psicologi, gli psicoterapeuti e i farmacisti.

Il prelievo per il testo di depistaggio rapido avviene esclusivamente per via nasofaringea. Per evitare una contaminazione dell’operatore che effettua il prelievo, è obbligatorio adottare nel corso dello stesso misure preventive adeguate (guanti, mascherina FFP2, tuta).

In caso di test negativo nonostante una probabilità d’infezione a priori elevata risulta opportuno procedere a un test PCR prima di stabilire l’assenza di infezione (sensibilità meno elevata del test antigenico con rischio di falsi negativi).

Un test antigenico positivo comporta una notifica obbligatoria all’Ispettorato sanitario entro 24 ore, come disposto dalla legge sulla notifica di determinate malattie del 1° agosto 2018.

In quali circostanze si ritiene utile l’impiego di test rapidi?

Alla luce della raccomandazione del Consiglio superiore delle malattie infettive (CSMI), dell’evoluzione dell’epidemia, dell’uso raccomandato da altri Paesi europei e in attesa di un parere dell’European Centre for Disease Control and Prevention (ECDC – Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) sulla validità dei test antigenici nella diverse situazioni, la Direzione della sanità ritiene che l’impiego di test antigenici possa risultare utile nella situazioni seguenti:

Diagnosi di pazienti sintomatici sospetti di COVID-19, tra il primo e il quarto giorno dopo l’apparizione dei sintomi.

Individuazione dei pazienti sintomatici sospetti di COVID-19 all’ingresso di un servizio d’urgenza di un ospedale, di un centro di consultazione COVID-19 (CCC) o di uno studio medico.

Personale degli enti ospedalieri e delle case di cura in caso di sintomi leggeri. Il test sarà integrato sistematicamente con un test PCR.

La Direzione della sanità può considerare l’interesse del test antigenico rapido in determinate situazioni di depistaggio:

Impiego nel contesto della prima accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (DPI).

Depistaggio sistematico a intervalli regolari nella popolazione con densità elevata (e con elevata frequenza di trasmissione), quali: campus di studenti, convitti e convivenze a densità elevata, comunità carceraria.

Depistaggio sistematico a intervalli regolari presso le persone che visitano comunità ad alto rischio di trasmissione.

Nell’attuale fase di conoscenze, la Direzione della sanità non può che raccomandare l’impiego dei test antigenici rapidi nella situazioni seguenti:

Persone con età superiore a 65 anni: per questo segmento il test PCR è sempre preferibile.

Bambini: i dati attuali non consentono di raccomandare il test antigenico, in quanto sono ancora carenti i dati in materia di sensibilità e specificità.

Depistaggio effettuato prima della partecipazione a un evento familiare, sociale, sportivo o culturale: nelle persone asintomatiche la sensibilità limitata dei test antigenici non consente, in caso di esito negativo, di dedurre l’assenza di infezione e di contagiosità del soggetto sottoposto a test. Per tale motivo i testi antigenici non possono essere utilizzati per basare una decisione sulla sicurezza di un assembramento.

Comunicato da: ministero della Sanità (16.11.2020)

(Red/ad)

 

 

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