Home / Coronavirus / Si ritorna sui banchi. Stati d’animo contrastanti tra le famiglie italiane

Si ritorna sui banchi. Stati d’animo contrastanti tra le famiglie italiane

PP LETTORI

Impossibile trovare un qualunque Stato europeo che al momento non debba scontare il malcontento sociale (o quanto meno di alcune categorie professionali), l’attacco delle opposizioni, la critica della stampa o di parte di essa. Anche il governo del piccolo Granducato, in generale assai poco contrastato dall’opinione pubblica e dalla stampa, si è dovuto abituare a lavorare circondato da continue contestazioni. Consapevoli che qualunque siano le scelte imposte saranno dolorose e scontenteranno qualcuno, le autorità avranno anche capito che molto, nella percezione dell’opinione pubblica, si gioca sul fronte della gestione dell’emergenza in ambito scolastico ? Rispetto a un ministro della Pubblica Istruzione che solo pochi mesi fa dichiarava (quasi infastidito dagli allarmi e dalle preoccupazioni onnipresenti) di avere tutte le prove scientifiche della non trasmissibilità del virus ai bambini e agli adolescenti, una ben più ammansita Paulette Lenert, ministra della Salute Pubblica, ha recentemente dovuto fare marcia indietro ammettendo che “su questo punto, ci eravamo sbagliati. I contagi nel mondo scolastico sono stati numerosi”.

Ma le scuole devono restare aperte. Questo il mantra che ritorna a più riprese dalle fonti governative e questo un “credo” che mette d’accordo una ampia maggioranza dei genitori e di insegnanti. La decisione di inaugurare il 2021 con una settimana di didattica on-line sembra avere riscosso un consenso plebiscitario: troppe le partenze in giro per l’Europa durante le festività per potere serenamente rientrare sui banchi il 4 gennaio. Ma altri punti continuano a far discutere, come una forse auspicabile obbligatorietà dei tamponi al rientro, l’eventualità di prevedere una didattica a distanza a intermittenza (almeno per le classi delle superiori, quelle considerate più esposte a rischio contagio), l’esigenza di maggiore efficienza nello screening dei casi positivi all’interno degli istituti scolastici.

PassaParola ha intervistato alcuni genitori italiani di giovani che frequentano scuole diverse, per sondare quale siano gli stati d’animo in questo primo rientro ufficiale del 2021. A tutti loro abbiamo chiesto :

Lunedì 11 gennaio i nostri ragazzi torneranno sui banchi dopo le vacanze natalizie e una settimana di didattica a distanza. Con che stato d’animo vivi questo rientro? Condividi le decisioni del governo lussemburghese in merito all’affluenza nelle scuole o avresti preferito che le cose fossero gestite diversamente ?

Silvia, mamma di  Simon (17 anni, Lycée des Garçon de Luxembourg ) e di Sara (14, Lycée Robert-Schuman Luxembourg) non ha dubbi : le scelte dei ministri sono totalmente da sostenere :

Condivido pienamente le decisioni del nostro Governo. Dopo essere stati 3 settimane a casa (due in vacanza e una in remoto) è importante per i ragazzi di ritrovarsi anche fisicamente. Nelle scuole tutte le precauzioni sono state prese. Non è a scuola che si nasconde il principale rischio di contagio. E bisogna pensare che non tutte le famiglie hanno i mezzi, lo spazio per rimanere tutto il giorno a casa con i bambini. Lavorare da casa e con i figli che devono seguire le lezioni online non è semplice per tutti.  Ci vuole molta disciplina per seguire attentamente le lezioni da casa, e molti non l’hanno. Questo crea una disparità ancora più grande tra chi va bene a scuola e chi ha problemi.

Anche se i miei figli sarebbero stati contenti di continuare a dormire 1 ora in più la mattina, tutta la nostra famiglia è contenta che i corsi riprendano “fisicamente” a scuola.

Scuola-coronavirus

Decisamente più critiche le posizioni di Viviana, mamma della quindicenne Chiara che frequenta l’Athénée de Luxembourg:

Il mio stato d’animo è ambivalente : da un lato penso sia molto importante che i nostri figli riprendano una vita il più possibile normale. In particolare quella degli adolescenti è stata una delle categorie più colpite dall’impatto socio-psicologico del lockdown. Sappiamo infatti molto bene che la socializzazione è fondamentale a quest’epoca della crescita per una costruzione psicologica sana ed equilibrata dell’individuo. Allo stesso tempo la preoccupazione che si ammalino o possano portare qualche vecchia o nuova versione del virus fra familiari, insegnanti e conoscenti è sempre presente. Perché i ragazzi sono molto più impulsivi degli adulti e vivendo nell’immediatezza del presente non sempre si « attardano » a riflettere  su questioni sanitarie o legate alla sicurezza propria e degli altri.

Personalmente avrei preferito passare ancora un po’ di tempo a settimane alternate in modo da evitare troppi contatti. Chissà forse in questa scelta del governo si spera di arrivare ad una immunità di gregge più velocemente di quanto non si possa distribuire il vaccino…

Anche Sabina, mamma di Eva (11 anni) e di Lea (8 anni) che frequentano entrambe la Scuola europea, avrebbe preferito un periodo di frequenza scolastica alternata :

Tenuto conto dei dati nazionali ed europei, credo che spetti a chi governa un paese mantenere alta l’attenzione sulla necessità delle misure di confinamento.

Riaprendo le scuole, ma soprattutto i negozi, i cinema e le palestre, mi sorge il sospetto che le ragioni  dell’economia abbiano di nuovo preso il sopravvento. Ci ritroveremo di nuovo la città presa d’assalto dai transfrontalieri in tempo di saldi?

Tra il lockdown totale e questa nuova riapertura, forse una decisione più graduale, che partisse dalla sola frequenza scolastica in alternanza, sarebbe stata più prudente. Francamente ritengo che l’apprendimento scolastico debba passare in secondo piano e non debba essere la giustificazione per la riapertura e soprattutto non può costituire fonte di ulteriore stress nei bambini.

I numeri di propagazione del virus a Lussemburgo a gennaio non sono quelli di settembre; ciononostante la popolazione è meno preoccupata o, essendo talmente esausta, è disposta ad assumersi il rischio del contagio, ancora ritenuto da molti una banale scocciatura.

Questo atteggiamento mi preoccupa.

Lo stato d’animo dei genitori, abbiamo riscontrato, fluttua anche in base alle scuole frequentate. Ci sono istituti scolastici che danno maggiori garanzie di sicurezza e di igiene di altri, o che quanto meno comunicano meglio con le famiglie e infondono maggiore serenità di altri. Per esempio Roberto, papà di due ragazzi che frequentano la Scuola europea, si lamenta della “scandalosa incapacità della Scuola europea di comunicare in modo tempestivo le decisioni che prendono” mentre Francesca, mamma di una bambina di sei anni che frequenta le primarie alla Maria Montessori, confessa di sentirsi privilegiata perché sua figlia “frequenta una piccola scuola dove le misure di contenimento del virus sono sempre state seguite scrupolosamente, ma allo stesso tempo mettendo sempre in primo piano le esigenze del bambino e salvaguardando un ambiente sereno nei limiti del possibile”. Tuttavia, riguardo alle politiche nazionali, la stessa Francesca aggiunge :

L’unica grande critica riguarda i test all’interno delle scuole con casi positivi: il sistema non ha funzionato, non si sono mossi  tempestivamente e i ritardi sono stati enormi.

Camilla, soddisfatta dalle misure prese dal Lycée Vauban frequentato da suo figlio Giacomo, mette l’accento sul problema inquietante dei trasporti pubblici.

Il rientro a scuola è fondamentale per i nostri figli sotto innumerevoli punti di vista (concentrazione, scambio con gli insegnanti, contatti sociali) tuttavia mi spaventa la ripresa delle masse in movimento soprattutto negli autobus.  La didattica a distanza in alternanza (1 settimana a scuola, 1 settimana a casa) potrebbe rappresentare un’alternativa interessante ma, per funzionare, richiede dei dispositivi tecnici specifici (per esempio  videoconferenze in ogni sala) e una grande maturità da parte dei ragazzi.

scuolabus

Le perplessità di molti genitori in Lussemburgo sono confluite già da alcuni mesi nel gruppo Covid in School

(20+) Covid in Schools (Luxembourg) | Facebook

(fondato tra l’altro anche da un’italiana, che per esigenza di anonimato chiameremo L.).

Il gruppo, originariamente, è nato per fornire indicazioni in tutta trasparenza sullo stato dei contagi nelle varie scuole. Adesso conta 1600 iscritti tra genitori e insegnanti e punta ad essere anche un interlocutore critico delle istituzioni lussemburghesi sul tema della gestione della scuola ai tempi della pandemia.

L., intervistata come tutti gli altri genitori, ha messo in evidenza tutti i punti critici (o i presunti punti critici) della gestione lussemburghese della frequenza scolastica nel periodo Covid. Le posizioni condivise qui di seguito a PassaParola sono state espresse in una lettera che, a nome del gruppo Covid in Schools, è stata inviata ufficialmente al sindacato degli insegnanti.

La signora Lenert lunedì (4 gennaio 2021, ndr) si è espressa alla radio sottolineando come adesso, nonostante le tendenze positive, non sia un momento per alleggerire le restrizioni.

Martedì (5 gennaio 2021, ndr) invece il Governo ha proposto un pacchetto di alleggerimenti, incluso il ritorno a scuola (facendo quindi il contrario di quanto suggerito nel Rapporto del Comitato Scientifico).

I rischi attuali più rilevanti sono :

- Non conosciamo ancora l’impatto delle festività sull’andamento dei contagi

- Non conosciamo ancora i risultati del LST sulla popolazione studentesca (che in teoria avrebbe dovuto aver luogo entro il rientro dell’11, ma che in pratica si è svolto ben diversamente secondo svariate testimonianze, per cui molti genitori non sono riusciti a prendere gli appuntamenti nei tempi previsti)

-Non conosciamo l’impatto reale della nuova variante Covid UK, né dal punto di vista della contagiosità (che sembra essere molto più elevata, fino al 70%) né dal punto di vista delle fasce di età più colpite (sembra però da fonti inglesi e americane che siano soprattutto i giovani ed i bambini).

- Nel frattempo sono emersi vari studi, in UK, Austria e Germania, che rivalutano il ruolo della scuola come vettore di contagio, tanto che  Germania e Olanda hanno optato per la DAD, mentre in altri paesi hanno riaperto le scuole con un mix di DAD e presenziale, ma anche con regole sanitarie molto rigide.

A cosa è servita una settimana di DAD, se l’11 si rientra a scuola senza tener conto di questi rischi, e senza aver effettuato nessun adattamento a livello delle regole sanitarie ?

Qui mandiamo i bambini a scuola senza seguire scrupolosamente le varie indicazioni sanitarie suggerite dagli esperti internazionali.

Alle elementari i bambini non hanno l’obbligo della maschera quando sono seduti.

Non c’è distanziamento tra i banchi, né plexiglas.

Continuano a fare sport, nuoto e addirittura in molte scuole si mischiano le classi per attività secondarie e di sostegno.

Le varie classi poi vengono mescolate alla Maison Relais in gruppi diversi.

Ci siamo resi conto, seguendo le cifre dei contagi, che lo scenario 1 è la chiave del problema. In altri paesi tra cui l’Italia in effetti in presenza di un caso Covid, la classe viene mandata a casa. Qui no. Gli studenti vengono isolate a scuola, ma continuano a frequentare la classe e (se i genitori non hanno scelta) anche a prendere i mezzi pubblici per recarsi a scuola.

Questo scenario 1 secondo noi andrebbe abolito, per evitare che altri compagni si contagino a vicenda nella settimana interessata.

Se tutti venissero mandati a casa, molti scenario 2, 3 e 4 verrebbero sicuramente evitati.

Un punto particolarmente importante che vorremmo il Ministero ascoltasse è l’importanza di dare la scelta alle famiglie se mandare i propri figli a scuola o meno.  Al momento questo non è possibile, neanche per famiglie in cui vi sono bambini o genitori vulnerabili.

E questo pone un serio problema a molte famiglie e molti bambini che sentono il peso addosso di poter eventualmente essere vettori di contagio dei loro cari.

Secondo noi, lasciare la scelta ai genitori, in un contesto pandemico, potrebbe alleggerire il peso psicologico da sopportare e ridurrebbe il numero di studenti presenti a scuola, contribuendo automaticamente alla riduzione dei casi contatto.

 Voglio sottolineare una cosa : il Gruppo Covid in School non è contro una riapertura, ma questa deve avvenire in un quadro preciso di norme e regole sanitarie imposte dall’alto.

Concludiamo con un augurio per tutti e soprattutto con un enorme in bocca al lupo a tutti i nostri coraggiosi e splendidi ragazzi, ai loro altrettanto meritevoli insegnanti e a tutto il personale scolastico. Che questa prima settimana sui banchi nel 2021 sia serena e positivamente stimolante per tutti !

di Isabella Sardo

 

 Leggi anche: 

Le misure per la scuola. Tamponi e numeri verdi per aiutare alunni e famiglie | PassaParola

Rientro a scuola: dubbi e perplessità ai tempi del covid-19 | PassaParola

80/19-nCoV: tutto quello che c’è da sapere sulla ripresa scolastica della scuola fondamentale | PassaParola

67/19-nCoV: Claude Meisch sulla ripresa graduale delle attività nel settore scolastico e dell’istruzione | PassaParola

About passaparolina

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


Scroll To Top