Marco Baldini
Date: 08-04-2008
Number of Views: 378
INTERVISTA ESCLUSIVA A MARCO BALDINI
(COMPLETA)
Incontro Marco Baldini a Roma, in compagnia di un buon caffè. Gli racconto del Lussemburgo e mi dice che negli anni ’70, a Radio Luxembourg lavoravano grandi dj di calibro internazionale e che a quei tempi, lui stesso passava notti intere ad ascoltare l’emittente del Granducato…
Insieme a Fiorello hai portato per la prima volta la radio in tv. Qual è secondo te il fascino della radio, che sopravvive da sempre all' invadenza TV? E qual è il tuo personale rapporto con questi due mezzi di comunicazione?
Contrariamente a quanto si pensi, la radio in tv non funziona perché si sciupa la magia. La radio è fatta di questo, la gente si immagina i personaggi per come li sente. Quando li vedi spesso rimani deluso, ma non perché siano più belli o più brutti ma perché sciupa una figura mentale che ti sei fatto. Dunque non credo molto alla radio in tv, anche se ti posso garantire che quando io sono con Fiorello non so mai se faccio la radio, la televisione o lo spettacolo dal vivo, perché l’ultima volta che ho fatto “Stasera pago io” ero in onda in radio, avevo il pubblico davanti e andavo in tv.
Io personalmente preferisco la radio, perché è più divertente, è più difficile da fare e c’è una frase molto bella che disse Arbore: “La radio è molto più piccola della televisione e per questo in tanti ci inciampano sopra”, perché c’è tanta gente che fa tv e che pensa di esser brava anche alla radio e invece no. Mentre chi fa radio può fare la tv perché ha i tempi per farla. Guarda tutti i personaggi più famosi in Italia, da Gerry Scotti a Corrado, a Alberto Sordi, ma anche più recenti come Jovanotti, presentatori come Bonolis, hanno tutti iniziato dalla radio, dunque è una bella palestra.
Un grande successo a Radio Deejay e poi a distanza di anni un altro grande successo a Radio due: come sei cresciuto professionalmente (e personalmente) tra queste due esperienze? Potresti fare un paragone tra le due?
Radio Deejay è stato il primo approccio al network nazionale e come maestro ho avuto Claudio Cecchetto. Radio Due è stato il consolidamento e come maestro e compagno di giochi ho avuto Fiorello. Dunque sono stato fortunato in tutti e due i casi: il primo, mi ha insegnato a fare la radio e il secondo, invece, mi ha preso per mano e mi ha detto “divertiamoci” e seguendo lui ho imparato anche a fare altre cose. E dunque la prima, Radio Deejay, è stata il liceo e la Rai è stata l’Università. Con la differenza che Claudio era il professore e Fiorello è il compagno di banco più bravo.
Elio Germano, che interpreta il tuo personaggio nel film di Francesco Patierno “Il mattino ha l’oro in bocca” dice: “Il mio personaggio è un cinico, molte volte appare distaccato da tutto, ma immediatamente dopo appare fragile. Una schizofrenia affascinante di un bambino che gioca per piacere senza pensare alle conseguenze". Tu alla soglia dei 50 anni, come ti vedi?
Uguale, allo stesso modo. La mia fortuna nel riuscire a superare tanti problemi è sempre stato il distacco e l’incoscienza che mi hanno dato modo di esibirmi senza problemi ultimamente in televisione accanto a Fiorello e di buttarmi fuori. Però c’è anche una fragilità, perché, in effetti, sono abbastanza sensibile, non sono una persona col pelo sullo stomaco, dunque mi ci ritrovo pienamente.
Dopo aver iniziato a soli 21 anni a lavorare per alcune radio toscane, hai esordito su scala nazionale con Radio Deejay per poi approdare, per un breve periodo, a Radio Italia Network e ora sei a Radio Due con Fiorello. Cosa suggerisci ad un giovane che volesse fare il conduttore radiofonico?
Purtroppo deve andare in una piccola radio cittadina e iniziare lì, avere un amico e provare. Le prima volte non prendete soldi, fatelo come hobby e poi dopo prenderete i soldi. E poi, chi fa questo lavoro deve essere curioso, dunque allenatevi da sempre nel prendere un taccuino per annotare tutte le cose che vi incuriosiscono, perché poi sono quelle cose che vanno dette in radio. In radio non importa essere bravi, avere una bella voce, essere particolarmente spiritosi, però bisogna essere curiosi, far notare alla gente cose che poi riconose. E’ molto più importante che loro dicano “cavolo è vero, l’ho notato anch’io!” e si mettono a ridere. Devi essere un loro compagno, perché la radio è un mezzo individuale, non è come la tv che è una platea, la radio l’ascolti da solo in macchina, mentre ti fai la barba e dunque tendi a stabilire un rapporto di amicizia, di complicità con la persona che ti parla. Se tu sei freddo e sei troppo distaccato dalla realtà loro cambiano canale.
Tu hai esordito in una radio importante, quale Radio Dee Jay, lo stesso giorno nel quale venti anni prima era nato "Alto Gradimento". E' stato un po' un segno del destino? E come sono cambiati da allora la radio e i suoi ascoltatori?
Si, e aggiungo che il 7 di luglio è San Claudio e a portarmi lì fu Claudio Cecchetto. Dunque proprio destino segnato, dovevo fare questo lavoro, io credo molto a queste cose.
Male. Gli ascoltatori sono cresciuti, la radio, secondo me, è regredita perché oggi giorno le radio tendono a scimmiottare la tv, stanno diventando dei network su scala nazionale, invece la radio è nata per essere vicino alla gente, la radio cittadina, la radio regionale che parla dei tuoi problemi. In America le radio non escono dalla regione perché parlano dei problemi del posto, come dicevo prima, quando uno si annota le cose del posto dove vive fa partecipe gli ascoltatori. Uno che lavora su scala nazionale dovrebbe far la stessa cosa in Italia, solo che adesso si sono uniformati, sono tutti uguali, fanno tutti gli stessi prodotti e non c’è nessuno che inventa. La radio si fa con poco, non è come la tv che servono i mezzi, serve la fantasia in radio, e si sono molto appiattite secondo me.
Quello con Fiorello è un sodalizio artistico ed umano che dura ormai da decenni. Cosa è che vi lega e vi fa stare così in sintonia? E cosa c'è di vero sulla tua intenzione di voler scrivere un libro su Fiorello?
Riguardo al libro l’ho detto per fare una battuta.
Scriverò adesso un secondo libro, però sarà una sorta di “Big fish” (il film in cui viene raccontata una storia che non sai se è vera oppure no), scriverò un libro sui generis, parlerò di un tizio che torna da un viaggio e racconterà una storia a degli amici che può sembrare surreale, con un finale a sorpresa.
Per quanto riguarda il sodalizio con Fiorello, un legame che dura da 19 anni, lui è il classico compagno di banco che fa ridere e io sono l’amico che gli sta accanto, forse un po’ secchione, che impara da lui. Io, quando lo guardo, spesso so già dove vuole andare a parare, rido prima, perché ormai Fiore lo so a memoria. E’ come se ogni giorno lui si inventasse uno scherzo da fare a qualcuno, però sappiamo già dove vogliamo andare a parare.
Dopo questa felice esperienza con Fiorello, non ti è venuta voglia di fare qualcosa da solo o comunque hai altri progetti oltre la "mitica coppia-radio"?
No, a parte il libro e un progettino televisivo nel cassetto. Non è con o senza "Fiore". Io per il momento mi diverto e c’è "Fiore". Se mi propone una cosa dove mi diverto, continuo ad andare avanti, non ho l’esigenza di dire: voglio andare da solo.
Penso che io e Fiore facciamo parte di un progetto unico che era come un tempo "Alto Gradimento" piuttosto che "Indietro tutta". Il maestro Cremonesi ha il suo ruolo, io il mio, Fiorello il suo, come una squadra di calcio, c’è chi gioca in difesa, in attacco, a centro campo. Tutti facciamo parte della stessa squadra, non ci sentiamo personaggi a se stanti. Certo Fiorello è il goleador, quello che segna, però dietro di lui c’è un lavoro di autori, di squadra, di spalla, di musicisti che non è indifferente. Non a caso lui ci chiama qualsiasi cosa fa, sia in tv, sia dal vivo, sia alla radio siamo sempre lo stesso gruppo.
Portare ogni tanto VIVA RADIO 2 in TV ha cambiato qualcosa sullo stile, gli ascolti, le scelte degli autori nel programma radio? Se si, quali?
No.” Viva radio 2 minuti” era una cosa a sé stante. Siamo partiti dalla radio ma abbiamo creato un programma televisivo ad hoc, abbiamo voluto fare il mini varietà. Non c’entra molto la radio, abbiamo fatto due o tre personaggi presi dalla radio.
Mentre quando facevamo le incursioni siamo entrati con la radio in tv. Però era la radio che si impossessava della televisione, per quella mezz’oretta. Era un po’ il voler mostrare una banda di guitti che si divertiva a far ridere la gente, ma non l’abbiamo fatto con la convinzione di fare un programma serio, di fare un varietà televisivo. L’abbiamo fatto come esperimento. E “Viva radio 2 minuti” invece è stata l’evoluzione, cioè costruire un programma mini, ad hoc, di due minuti , che poi in realtà ne durava 20', per vedere se si può fare in mezzora un varietà come si faceva un tempo, negli anni '60-'70.
di Erika Maddalena.
(Hanno collaborato Gielle, Picci,MGG.)