11, marzo, 2010
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Rita Marcotulli

Date: 19-03-2009
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Rita Marcotulli, pianista e compositrice ma soprattutto "donna del jazz" racconta se stessa e la sua musica con stile e profondità.

In concerto a Lussemburgo all'Abbazia di Neumuenster il 26.3.09 alle 20,30.

 

Nel suo palmares ci sono progetti di importanza notevolissima non solo nell’ambito jazz. Con quale tipo di personalità musicale si sente particolarmente a proprio agio?

Ho cominciato con lo studio della musica classica, ma mi è sempre piaciuto  suonare  senza spartito, improvvisare o più precisamente comporre  istantaneamente e  da quel  momento  mi sono avvicinata   sempre di più al jazz. 

Durante la sua carriera ha partecipato molte volte a progetti musicali “extra-jazz” come, ad esempio, con Gianmaria Testa e Pino Daniele.  Che cosa spinge una grande star del jazz ad avventurarsi in territori più pop?

A  me piace  tanta musica, anche certa  musica pop . Tutta quella musica che ha qualcosa   da dire, dove c'è  un concetto musicale, un' idea ed uno studio….Credo che, per un musicista,  sia importante  conoscere e confrontarsi  con mondi  e modi diversi di fare musica. Personalmente ho imparato molto  anche da quel mondo.

In questo periodo si parla molto dell’importanza della donna nella società odierna e del poco riconoscimento che, purtroppo, talvolta le viene attribuito. Dato che lei é considerata una delle migliori performer jazz a livello mondiale, ci pu ò spiegare come si sopperisce a questo inconveniente nel campo della musica?

Sicuramente una cosa molto  bella nell'arte è  che non esiste un sesso  ma  esiste l' essere, l' essenza  di ciò che  si è, di ci ò che  si stratifica nella memoria e riaffiora attraverso  le emozioni che si trasformano in suono,   che tocca  ogni individuo  e prescinde   il sesso...sicuramente socialmente e culturalmente  è ancora difficile. Una volta per farmi un complimento  hanno scritto: "Che brava, suona bene come un uomo". Diciamo che un po' si sta cambiando  e mi ci sono anche un po' abituata.  Sicuramente   bisogna   essere  in grado di farsi rispettare. Sono sempre stata rispettata dai miei colleghi  e poi  la musica - come dicevo - arriva  a prescindere. Quando compongo non mi pongo il problema  di essere donna. Compongo e basta. Viene dal più profondo  e poi non dimentichiamo che ognuno di noi  ha una parte   maschile ed una  femminile, yin e yang.

A Lussemburgo si esibirà con Nguyen Le, un musicista con il quale non é la prima volta che collabora. Qual é il segreto della vostra alchimia sonora?

Si è vero non è la prima volta che suoniamo insieme. Io dico sempre che suonare  e scegliere  è come sposarsi. I musicisti bravi sono  tantissimi ma bisogna trovare il compagno che è sulla stessa frequenza d'onda che  sente la musica nello stesso modo...Gli esempi sono  tanti: Coltrane senza Tyner, Jones  e  Garrison non avrebbe mai fatto quella musica . Con Nguyen c'è stata subito quella  alchimia , è una magia. Non si parla ..si suona e la musica si fonde perfettamente ....è  meraviglioso   ....ci sono tanti momenti   e percorsi nella musica ..C'è il tempo del dimostrare di saper suonare, il virtuosismo, non è  ancora il  fine ...Per me la musica diventa  musica quando non deve dimostrare niente ma comunica delle  emozioni, sensazioni  della vita  con poesia, con i suoni , con un messaggio ed uno scambio di rispetto  e di amore.   Quasi  di estasi che affiora e basta. Allora diventa arte. Questo è  quello che mi interessa  di raggiungere anche se non è sempre facile.

I musicisti jazz sono sempre impegnati in tantissimi progetti e hanno spesso discografie interminabili. Che cosa Rita Marcotulli ha in programma per il suo 2009?

Per il 2009 sto portando in giro un progetto dedicato ai Pink Floyd,  un connubio tra musicisti pop   e jazz con A. Sheppard   al  sax Garrison al basso elettrico G.Tommaso al contrabbasso, Michele Rabbia e il pop con F. Mesolella, chitarrista degli Avion Travel e Raiz degli Alma Megretta. Però sto preparando anche    un nuovo cd che per il  momento è in fase di lavorazione ... spero di farlo uscire presto ...

di Paolo Travelli

 

 

 

 

 

 


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