10, marzo, 2010
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Tonino Aversa

Date: 15-04-2009
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"Di g ioia ….per la gioia del nostro vivere e per cio’ che il movimento manifesto in quell’anno straordinario per esempio con la goliardia e la felicita’ espressiva degli Indiani Metropolitani oltre che con stampe nate quell’anno, prima fra tutte l’uscita del giornale satirico Il Male che rappresento’ pienamente la nostra voglia di sorridere della situazione che vivevamo. Di Rabbia….per tutti I tragici avvenimenti di quell’anno come la morte di numerosi militanti del movimento studentesco quali Giorgiana Masi, Francesco Lorusso e Walter Rossi e poi il sentirsi criminalizzati da quasi tutta la stampa nazionale e poi ancora il sentirsi strumentalizzati dai numerosi gruppi terroristici presenti sul territorio italiano in quell’anno. Di Noia….dettata invece dal vivere in una provincia, Frosinone, che non dava nulla al nostro vivere giornaliero. Eravamo circondati da squallore ed inerzia. Non si muoveva nulla ne a livello culturale e ne a livello  ricretivo. Tutto piatto, ed e’ forse per questo, tornando alla prima domanda che mi hai fatto, che il fare politica assumeva connotati importantissimi per il nostro vivere.


Di gioia, di rabbia di noia"

sarà presentato al Circolo E. Curiel (107, r.te d'Esch/1°piano)

il prossimo 23 aprile, ore 18,30, in presenza dell'autore. 

IN ANTICIPO VI PRESENTIAMO L'INTERVISTA CHE USCIRA'

SU PASSAPAROLA DI APRILE

 

 

Perchè hai scritto questo romanzo?
Con questo mio romanzo ho cercato di spiegare nel miglior modo possibile le differenze abissali che passavano tra noi e gli uomini della lotta armata.
Il '77 nel cuore degli anni di piombo, è stato un anno spesso considerato obiettivamente dagli analisti politici e la tendenza è stata di nasconderlo, di non parlarne.  A me è venuto invece un forte bisogno di dire finalmente chi erano veramente quei militanti dell’estrema sinistra che, all’epoca, qualcuno - da ignorante - accorpava alla lotta armata delle brigate Rosse o di gruppi similari. Per molti essere della sinistra extraparlamentare equivaleva ad essere un terrorista.


Quanto ha inciso nella tua vita la scelta dell'impegno politico?
Credo tantissimo. L’impegno per la politica l’ho manifestato fin da giovanissimo, quasi bambino. A soli 12 anni, nella mia scuola media a Frosinone, feci in modo che una mattina non un solo studente entrasse. Appoggiammo uno dei tanti scioperi indetti nel 1969. Oppure ricordo, sempre giovanissimo, la distribuzione di domenica dell’Unità agli iscritti al P.C.I. del mio comune. Nella mia casa si viveva di politica, la si respirava  fortemente, per via del gran coinvolgimento per essa che avevano mio padre e anche mio nonno. Poi è arrivata la militanza nella sinistra extraparlamentare, Lotta Continua, fino ad arrivare nel 1983, dopo qualche anno da cosi detto “cane sciolto”, successivamente ad una splendida dichiarazione di Berlinguer, che rompeva definitivamente con Mosca e con il blocco sovietico, al mio ingresso nel Partito Comunista Italiano. Negli anni '70 fare attività politica era per noi giovani militanti un qualcosa che prescindeva da tutto. Anche oggi, che ho 50 anni, la politica occupa un ruolo importantissimo del mio vivere.

Cosa è rimasto del '77 nella società e nella politica italiana?
Per molti analisti politici e per tantissimi giornalisti che si occupano di politica il 68 e’ stato la bella rivoluzione, il 77 invece la cattiva rivoluzione.            Il 77 è sicuramente il nodo irrisolto e rimosso della politica italiana ma chi afferma cio’ dimostra scarse capacità di comprensione dei cambiamenti sociali avviatisi dopo quell’incredibile anno. Il 1977, con il suo grande movimento ha significato tantissimo per l’Italia. E’ stato l’anno delle prime radio libere. Nascevano come funghi. Migliaia in tutto il paese. Come Radio Città Futura a Roma, Radio Alice a Bologna o Radio Popolare a Milano, tirarono fuori dal cappello le prime dirette radiofoniche, le prime rassegne stampa ed altro ancora, che ancora oggi tutti copiano. Fu l’anno dell’esplosione del movimento femminista in Italia. L'anno della nascita dei primi sindacati di base. L’anno dei primi passi del movimento omosessuale. Della creazione dei primi centri sociali e del primo movimento di disoccupati organizzati. Poi ancora la nascita del grande movimento di Pscichiatria Democratica che porto’  poi alla chiusura dei manicomi. Infine c'è da dire che è stato  soprattutto il periodo della critica della politica, di certa politica e la riscoperta definitiva della democrazia diretta e dal basso, la messa in discussione  del verticalismo ed anche  della delega.


Qual é il messaggio che ci lascia Francesco?
Francesco credeva fermamente in cio’ che faceva e diceva. Non aveva scappatoie ideologiche da adeguare alle proprie ambizioni personali. Viveva senza proprie ambizioni e come lui quasi tutti I militanti di allora. Francesco non aveva progetti legati al voler diventare Deputato o Segretario Generale, faceva attività politica sul territorio e basta. Oggi si direbbe che forse non era  troppo furbo, ma la mentalità era quella. Credo che il primo grande messaggio che ci arriva dal personaggio di Francesco sia proprio l’onesta politica oggi così fortemente in disuso.      Ogni sua movenza era dettata dal credere in qualcosa, nulla era fatto per calcoli o  inquinamenti dettati da  spasmodico arrivismo.

Perchè non ci sono figure femminili nel romanzo?.
La ragione per cui le donne hanno un ruolo marginale nel mio romanzo è dettato dal fatto che questa era la realtà politica in cui vivevo, quindi nella mia organizzazione di allora, Lotta Continua, a Frosinone donne neanche una.

(Picci)


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