Donato Rotunno
Date: 18-03-2008
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Donato Rotunno, regista italiano nato a Lussemburgo si racconta.
Esperienze, scoperte progetti futuiri in nome dell'amore per il cinema.
Quando ci sediamo al caffè dove abbiamo fissato l'intervista, Donato Rotunno, regista di origine italiana - la sua famiglia proviene da Monte Milone in Basilicata - molto conosciuto in Lussemburgo, mi subissa di domande riguardanti la nostra rivista: come è nata PassaParola, come la diffondete, a chi è rivolta.... E' soprattutto questa è la domanda che apre poi il nostro breve dibattito sull'italianità in Lussemburgo sia poliedrica, fatta di tante sfaccettature quante sono le persone che la compongono, le storie che la riguardano. Mi racconta quanto sia stato difficle per lui e suo fratello riscoprire l'importanza dei legami con l'Italia, recuperare la conoscenza della lingua, l'amore verso le sue origini. La prova di questo suo percorso di riscoperta, avvenuta durante il corso dell'adolescenza e maturata negli anni, è il suo lungometraggio "Terra Mia", datato 1998 ma ancora fortemente attuale. Prodotto da Tarantula - la casa di produzione cinematografica nata a Londra nel 1992 di cui Rotunno è uno dei fondatori - "Terra Mia" fa parte di una trilogia che comprende anche "Andrè e le voci dissidenti" e "La misura del rettangolo". Nel film documentario si racconta l'esperienza di un viaggio nel paese dei genitori, in occasione del matrimonio del cugino, durante il quale Donato pone e si pone una serie di domande riguardanti le sue radici, l'esistenza o non dei legami delle seconde generazioni con la terra dei padri. Interamente realizzato con la tecnica dell'intervista, il film, che parte da una dimensione personale e familiare, ingloba le esperienze di coloro che partirono, immigrando dall'Italia in Lussemburgo e i racconti di quanti nati qui, incontrano tutt'oggi il problema dell'identità. Quando fu trasmesso in televisione (canale Planet), il film ebbe molto successo e suscito' emozioni diverse, apri' dibattiti nelle famiglie. Rotunno ci racconta che la gente lo fermava per strada per congratularsi o semplicemente per parlare; per raccontare quanto si fossero identificati nelle storie, quanto la sua storia fosse la storia di tutti. Dice di aver capito fin dall'inizio che quel film, maturato dentro si sè per lungo tempo, sarebbe diventato il film di tutti gli italiani, di tutti gli immigrati e i loro figli, che lo hanno visto, amato, capito. L'esperienza cinematografica di Rotunno, iniziata quando era molto giovane direttamente sul campo, è perfezionata con un diploma di regista presso l'Institut des Arts et de Diffusion (IAD) di Louvain-la- Neuve in Belgio. Ha cominciato con ruoli minori e scoperto via via la sua passione per la regia "nata quasi per caso" dice "come mezzo di espressione piu' appropriata per le mie idee". Documentari, pubblicità e reportages sono nel suo curriculum e attualmente (gennaio 2005, ndr) sta girando un film in inglese, la cui uscita è prevista alla fine del 2005.
Quando gli chiediamo cosa pensa del cinema italiano, ci dice che ultimamente ha apprezzato il film di Gabriele Salvatores "Io non ho paura", perchè ambientato in Basilicata, regione "catturata" in maniera bellissima.
Intervista raccolta da Paola Cairo