Roberto Mancini
Date: 10-06-2007
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Roberto Mancini al microfono di PassaParola. L'allenatore campione d'Italia ci ha rilasciato un'intervista esclusiva.
Grande collettivo, disciplina tattica, presenza di numerosi talenti individuali, entusiasmo crescente del pubblico, debolezza degli avversari. Anche se uno scudetto è il mosaico di tanti fattori, quale crede abbia inciso di più nel raggiungimento di questo agognato traguardo?
“Tra tutti i fattori indicati, posso dire che certamente non ha inciso la debolezza degli avversari. Questo è assolutamente falso. E’ un luogo comune che una parte della stampa italiana ha usato contro l’Inter, per togliere valore al nostro scudetto. In realtà è mancata una sola squadra, cioè la Juventus, ma il Milan che avrebbe poi vinto la Champions c’era e lo abbiamo battuto due volte, la Roma è una squadra molto competitiva, tutte le altre si sono battute alla grande. Non vinci un campionato stabilendo un numero incredibile di record se non sei forte, soprattutto nel campionato italiano, che è diverso da tutti gli altri e che propone gare in provincia a volte più difficili degli stessi scontri diretti fra grandi club. Io credo che l’Inter sia
stata brava e forte in tutto e contro tutto, infatti abbiamo perso una sola partita e per altro in maniera casuale, visto che sino al novantesimo della gara con la Roma a Milano eravamo 1-1 e loro sono passati in vantaggio grazie a un’autorete. Ora che abbiamo vinto lo scudetto, abbiamo una curiosità: vedere in futuro chi sarà capace di eguagliare o battere tutti i record che abbiamo stabilito. E’ questa la legge dello sport, quella stessa legge dello sport che non ha permesso alla Juventus di giocare per una stagione in Serie A e che ha fatto partire il Milan e altre squadre con dei punti di penalità. Non è certo colpa dell’Inter se altri hanno sbagliato e di conseguenza i club hanno pagato... ”.
Considerato che l’Inter è stata prima in classifica dall’inizio e, ben presto, ha creato il vuoto dietro di se, ha pensato subito che questa potesse essere la stagione giusta o temeva un calo di tensione e un possibile recupero delle avversarie? E come si fa a tenere sempre concentrati tanti campioni?
“Ho iniziato a pensare che ce la potevamo fare durante la sosta di natale del campionato. Siamo andati in vancanza dopo aver battuto l’Atalanta, una gara difficile, siamo andati sotto nel primo tempo, abbiamo ribaltato il risultato nella ripresa. Una vittoria del carattere e della volontà, perché abbiamo affrontato la miglior Atalanta della stagione senza mezza squadra. Ripartire dopo Natale con un successo esterno sul Torino è stata la conferma che la squadra mentalmente era pronta a raggiungere l’obiettivo prefissato. Poi, è chiaro, dopo la vittoria del derby di ritorno tutto è stato più facile. La squadra ha avuto, sin dall’inizio, un rendimento forte e costante a livello mentale. Non ha praticamente mai mollato. E, in tal senso, il lavoro sulla concentrazione è stato più facile”.
A proposito di campioni. Quest’anno, diversamente dal passato, è apparso, almeno dal di fuori, che ci fosse una armonia diversa all’interno dello spogliatoio. E’ stato il risultato della facilità nell’ottenere le vittorie o c’è stato qualcosa o qualcuno che è riuscito a creare questa sintonia?
“Come sempre, i risultati aiutano. Se perdi anche un piccolo problema diventa grande, se vinci un grande problema diventa piccolo e tutti i calciatori, anche se magari sono arrabbiati perché giocano poco o non giocano, puntano al risultato più importante, alla vittoria finale della squadra. Per tanto tempo si è detto e scritto che il gruppo non era compatto all’Inter, ma io credo che si sia detto ciò perché l’Inter non vinceva. In realtà, durante i miei tre anni di gestione, anche se nei primi due abbiamo solo Coppa Italia e Supercoppa, ovvero trofei meno importanti dello scudetto, il gruppo è sempre stato unito e ho avuto dai calciatori massima disponibilità. Può esserci stato qualche problema, ma i problemi ci sono ovunque, in qualsiasi ambiente di lavoro, non solo nel calcio, non solo all’Inter. Indubbiamente la continuità di lavoro paga, perché ora l’Inter può dire di avere una base di squadra molto forte, costruita negli anni con l’aggiunta di campioni vincenti, ma non tanti, nel numero giusto per rinforzare tecnicamente la squadra senza cambiare gli equilibri. Inoltre credo che tutte le critiche ricevute dopo l’assegnazione automatica dello scudetto 2005-2006 abbiamo dato un’ulteriore spinta ai calciatori, che avevano voglia di dimostrare di saper vincere anche sul campo, proprio per far capire che il primo titolo per loro era ugualmente molto importante, era un segno di distinzione per la società e per tutti quelli che lavorano ogni giorno”.
Pur sapendo che è molto difficile poter estrapolare la stagione di un campione, soprattutto in un contesto come quello nerazzurro che ha portato alla ribalta praticamente tutti i suoi effettivi, provo a chiederle: quanto è stato importante l’innesto di due campioni come Ibrahimovich e Vieira per conquistare lo scudetto?
“Certamente, negarlo sarebbe sbagliato, perché ‘Ibra’ e Vieira hanno portato qualità tecniche, fisiche e mentali importanti. Ma sarebbero rimasti solo due grandissimi acquisti se non si fossero integrati benissimo e velocemente, come è successo, e se il gruppo non avesse funzionato a prescindere da chi scendeva in campo. Infatti abbiamo spesso cambiato formazione senza cambiare mai il risultato, cioè continuando a vincere e a segnare moltissimi gol”.
Vincere uno scudetto in campo e vincere uno scudetto in panchina. Quale differenze e quali analogie ha ritrovato? E a livello di emozioni cosa c’è di diverso in un caso e nell’altro?
“E’ molto diverso. Senza offesa per nessuno, vincere uno scudetto da calciatoro è più bello, non hai altre responsabilità, devi solo pensare a giocare e a festeggiare se le cose sono andate bene. Da allenatore, invece, devi occuparti un po’ di tutto, perdi un po’ il gusto del calcio come gioco, però è un’avventura straordinaria, che insegna tantissimo. Personlmente sono poi orgoglioso di aver vinto, prima da calciatore e poi da allenatore, con tre società diverse, ma in realtà ambientali simili: la Samp non aveva mai vinto uno scudetto e chissà se potrà mai pensare di rivincerlo, la Lazio lo aveva vinto tanti anni prima e ora se entra in zona-Champions giustamente festeggia un’impresa. Per quanto riguarda l’Inter, pur avendo una storia fra le più importanti al mondo non vinceva da tempo e quindi è stato ancora più stimolante”.
Dopo una galoppata così esaltante, tra i suoi obiettivi c’è quello di vincere ancora uno scudetto o nei suoi sogni c’è una vittoria in Champions League?
“Adesso tutti dicono che il nostro prossimo obiettivo sarà la Champions. E’ un ragionamento molto giornalistico: visto che ora abbiamo vinto in Italia, dobbiamo pensare all’Europa. In realtà, per un club del valore dell’Inter, l’importante è vincere ogni anno qualcosa d’importante. Quest’anno in Champions siamo stati anche sfortunati, perché abbiamo affrontato il valencia nel suo momento migliore mentre noi avevamo problemi di formazione, soprattutto a centrocampo. Certo, proveremo l’assalto all’Europa perché è un traguardo affascinante per noi, per la società e per i tifosi, ma se mi dovessero garantire un altro scudetto con un anno d’anticipo non direi di no... “.
Gilda Luzzi