17, maggio, 2008
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Beppe Severgnini

Date: 10-06-2007
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Hai cominciato a fare il giornalista della "stampa scritta" con Montanelli, prima a "Il Giornale" poi a "La Voce". Collabori con la BBC. Hai lavorato in Rai. Ora sei al Corriere della Sera  e conduci anche le interviste di "Zona Severgnini "su  SKY- TG 24. Ami piu' il giornalismo scritto o quello televisivo? E perchè?

Scrivo libri, curo il mio amato forum “Italians” sul web ( www.corriere.it/italians ), scrivo sui giornali, lavoro in TV, parlo alla radio e in pubblico. Cosa mi piace di più? Dipende dal periodo e dagli umori. Ma forse scrivere è la cosa che so fare meglio, o meno peggio.
 
Nel 2001 la regina Elisabetta ti ha nominato Officer of the Order of the  British Empire (OBE). Nel 2004, a Bruxelles, sei stato votato European Journalist of the Year. Ti senti un uomo realizzato?
 
Perché ho una bella famiglia, amici leali e un lavoro che adoro: quello conta, non i riconoscimenti pubblici. Però lo ammetto: i due che hai citato mi hanno fatto molto piacere.

Nel tuo ultimo lavoro "La testa degli italiani" – bestseller negli USA, tradotto in dieci Paesi - racconti   un viaggio nel nostro Paese con amici stranieri. Vai da nord a sud, ma ti fermi a Napoli. Per riprendere poi il tuo viaggio in Sardegna. Credi che, alla luce dei problemi del sud Italia, la questione meridionale sia ormai divenuta irrisolvibile?

La questione meridionale verrà risolta solo dai meridionali. E’ vero che c’è stata disattenzione, leggerezza, furbizia e pressapochismo da parte dei governi centrali, nel corso degli anni. Ma affidare altre risorse all’attuale classe dirigente meridionale sarebbe incosciente. Ci sono eccezioni, è chiaro. Ma quello che sta succedendo in Campania con l’immondizia grida vendetta al cielo. E la criminalità in tre regioni è  purtroppo endemica. Lo dico con dispiacere: ma amo l’Italia e non posso star zitto. Sapete quanti bravi ragazzi meridionali sono scappati all’estero, per questi motivi?

Tu conosci bene gli italiani nel mondo. Hai trovato una caratteristica, almeno uno (pregio - difetto) DAVVERO particolarmente comune a tutti?

L’intelligenza: è il nostro difetto più grande, la causa di molti dei nostri guai.

Con alcune tue trasmissioni come Luoghi Comuni. Un viaggio in Italia (Raitre) e Italians, cioè Italiani e molti suoi scritti, Italiani con la valigia, Un italiano in America, La testa degli Italiani – solo per citarne alcuni – hai raccontato la realtà del nostro popolo dall’interno e, soprattutto, con gli occhi di chi vive fuori. Quanto pensi sia radicato ancora il concetto di patria negli italiani e quanto, invece, sia sviluppato un nuovo modo di intendere l’Europa? Gli italiani che vivono fuori dallo “stivale” si sentono ancora emigranti?

Lo scoprirò in Lussemburgo! Scherzi a parte: girando il mondo, mi sono reso conto che molti italiani, residenti in democrazie più agili e trasparenti della nostra, finiscono per sentirsi “stranieri in patria”, quando ritornano in Italia. Ma non mollano: perché italiani si nasce o si diventa, e poi si rimane.

“Tu sei un grande appassionato di sport, tifoso interista finalmente felice. Lo scorso anno hai realizzato per Sky un lungo viaggio attraverso la Germania dei Mondiali di calcio. C’è un episodio che ricordi particolarmente volentieri e quando, vivendo l’atmosfera esaltante della nazionale italiana, hai cominciato a pensare che quell’ esperienza potesse concludersi, così come poi è stato, con un grande successo sportivo?”

Ho sempre pensato che avremmo fatto benissimo ai Mondiali, appena è scoppiato lo scandalo di Calciopoli. L’ho anche scritto sul “Corriere”, nel maggio 2006. Noi italiani diamo il meglio, quando siamo con le spalle al muro e in emergenza. E’ con l’ordinaria amministrazione che abbiamo qualche problema…

 


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