favorito alla vittoria?
Ragionevolmente all’inizio della stagione sarebbe stato difficile immaginare un Milan vincente con molti dei suoi calciatori titolari costretti a un rientro anticipato dalle vacanze e a una preparazione affrettata. Tuttavia, dopo la sosta natalizia e l’efficace periodo di preparazione atletica maltese ci siamo riscoperti più forti di prima e il nostro travolgente cammino in Champions League lo ha ampiamente dimostrato.
Contro il Manchester United, in semifinale, avete disputato quella che tutti hanno definito la partita perfetta. Una gara così si può costruire a tavolino o, una volta scesi in campo, si disegna l’assetto tecnico tattico più ottimale per affrontare l’avversario?"
Diciamo che spesso, quando si parla della partita perfetta, si dimentica che per tutto il primo tempo è venuto giù il diluvio, che avrebbe potuto pregiudicare lo svolgimento regolare della partita se non avessimo avuto un campo perfetto come quello di San Siro. Milan-Manchester l’abbiamo preparata tutti insieme, Società e gruppo squadra. La voglia di vincere è stata enorme, anche perché venivamo dalla beffa del goal di Rooney, segnato a tempo scaduto nella partita di andata. Ci ha dato una carica enorme anche quella sconfitta.
Ad Atene si replicava la finale del 2005 con il Liverpool. Eppure la sensazione di chi, come noi, l’ha seguita dal di fuori, è stata che voi non cercavate una vendetta per quella gara persa in modo rocambolesco, quanto piuttosto l’affermazione di una superiorità e di un prestigio che vi avevano portato fin lì. E la sensazione era anche che, in qualsiasi caso, la Coppa non l’avreste persa. E’ così?
E’ vero. La Finale di Atene non è stata preparata come una vendetta, ma come una finale di Coppa dei Campioni. Avevamo troppa voglia di vincere e sapevamo di aver compiuto una grande qualificazione, battendo avversari di rango e molto quotati in campo europeo come Celtic Glasgow, Bayern Monaco e appunto il Manchester United. Le sensazioni erano tutte molto positive, a cominciare dallo stato di forma in cui si trovava la squadra e dalla certezza che gli uomini chiave non avrebbero fallito. E’ stato così e abbiamo riportato la Coppa a Milano.
Alla festa per la vittoria di Champions League l’abbiamo vista davvero molto emozionato. Tanta emozione veniva per la consapevolezza di aver compiuto una grande impresa, per l’attaccamento dimostratole dai suoi giocatori e il supporto della società, per il grande affetto del pubblico milanista o per cosa ancora? E oggi, a mente più lucida, a chi dedica questa vittoria?
La dedica è per tutti i milanisti, nessuno escluso. Sono stati gli unici a credere in noi dopo un’estate particolare come quella scorsa, con la sorpresa di dover partecipare ai preliminari di Champions League e dover richiamare in fretta e furia tutti i nostri calciatori che si trovavano in vacanza. L’emozione per questa vittoria è stata grande perché grandi sono state le difficoltà che abbiamo attraversato e superato. Tutti insieme, come sempre.
Vincere una Champions da giocatore e vincerla in panchina. Quale differenze e quali analogie ha ritrovato? E a livello di emozioni cosa c’è di diverso in un caso e nell’altro?
Vincere la Coppa dei Campioni è sempre esaltante. Lo è da calciatore e anche da allenatore. Ma quando sei calciatore percepisci la realtà in maniera un po’ diversa, ancora edulcorata per la spensieratezza giovanile. Da allenatore, con la maturità e la responsabilità dell’intero gruppo, senti maggiormente questo successo. Vincerla da allenatore per me è il massimo.
Durante la sua carriera di giocatore ha avuto la fortuna di vedere seduti in panchina grandi allenatori. A chi pensa di dover dire maggiormente grazie, non solo per la formazione tecnica ma anche da un punto di vista umano?"
Sicuramente a Niels Liedholm e ad Arrigo Sacchi. Sono stati i miei due maestri, in campo e in panchina. Da loro ha raccolto i migliori consigli e a loro ho cercato sempre di rubare un po’ di mestiere. Il mio ringraziamento è diviso tra loro in parti uguali.
Dopo questa straordinaria affermazione a livello internazionale, la società le ha rinnovato la fiducia. Quali sono i prossimi obiettivi per una grande squadra come la vostra e per lei allenatore vincente? E come pensate di muovervi sul mercato?
Gli obiettivi sono sempre gli stessi: giocare bene, cercando di dare spettacolo e di far divertire i nostri tifosi. E poi vincere. L’obiettivo principale della prossima stagione è vincere il Mondiale per Club, la vecchia Coppa Intercontinentale che si disputerà in Giappone a dicembre. Per il mese di maggio in testa abbiamo sempre la Finale di Champions League a Mosca. Ma facciamo un pensierino anche al campionato, vincere ancora la Serie A dà sempre gioia e prestigio. Sul mercato ho idee ben precise che realizzeremo in accordo con la Società.
Per concludere pensiamo al campionato che sta per cominciare. Finalmente si riparte a pieno regime, con la Juventus e anche con altre grandi come Napoli e Genoa e per fortuna tutti ai nastri di partenza senza penalizzazioni. Chi vede favorite per la lotta per lo scudetto e crede che le italiane, a parte il Milan che lo ha ampiamente dimostrato vincendola, siano strutturate per andare lontano in Champions?
Quest’anno il campionato di Serie A si preannuncia spettacolare e altamente competitivo. L’Inter è la squadra da battere, ma attenzione sempre alla Roma, alla Juventus e alla Fiorentina. Lazio e Napoli faranno ottime squadre e noi saremo sempre lì nelle zone di testa. In Champions League le quattro italiane dovrebbero passare tutte il primo turno. Le nostre squadre, assieme a quelle inglesi e spagnole, sono le più forti in Coppa, anche perché il Bayern Monaco quest’anno parteciperà solo alla Coppa Uefa.