17, maggio, 2008
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Intervista a Robert Garcia

Date: 10-09-2007
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A quattro mesi dalla chiusura di Luxembourg et Grand Region Capitale europea della cultura, PassaParola fa il punto della situazione con Robert Garcia, coordinatore generale di Luxembourg Culture 2007 asbl. sulle manifestazioni culturali ed artistiche, il multiculturalismo, la mobilità, il futuro.

 

Il programma di Lussemburgo e della Grande Regione, Capitale europea della Cultura 2007 è molto ricco. Dal mese di gennaio ad oggi, avete proposto una moltitudine di eventi in diversi settori, come la musica, il teatro o la danza. Con una tale programmazione non rischiate un sovraccarico ?

Robert Garcia - Coordinatore Luxembourg Culture 2007 asbl  In effetti, con 555 progetti e più di 4000 eventi in un anno, non si può negare un rischio di sovraccarico. Solo durante il mese di luglio, il pubblico aveva a sua disposizione più di 110 esposizioni, ipoteticamente avrebbe dovuto visitarne 4 al giorno. Abbiamo costatato che il pubblico culturale competente, più o meno il 10% della popolazione, è stato in grado di identificare perfettamente i suoi centri d'interesse all'interno del programma generale (voluminoso) e del programma mensile. Invece, il grande pubblico ha incontrato qualche difficoltà davanti all'imbarazzo di una scelta eccezionale. La stampa ha avuto lo stesso tipo di difficoltà, pertanto già dal mese di aprile abbiamo dovuto proporre dei supplementi mensili ai grandi quotidiani, cosa che ha rassicurato perfettamente il grande pubblico e fatto aumentare considerevolmente l'afflusso alle esposizioni, per esempio.

 

A livello di partecipazione di pubblico, che dati avete?

  Fino ad oggi, si sono registrati tra i 700.000 e il milione di visitatori. Un quarto della popolazione ha visitato un evento non festivo nell'ambito dell'anno culturale, un tale dato oltrepassa nettamente la risposta abituale del pubblico culturale. Secondo le nostre inchieste TNS-ILRes, il tasso di soddisfazione è del 91%, sia da parte del pubblico intervistato nei luoghi degli spettacoli, sia da parte della popolazione residente. C'è davvero di che esserne soddisfatti. Tanto più che la maggior parte degli spettacoli registrano il tutto esaurito e le esposizioni rilevano un afflusso record di visitatori.

 

Il tema dell'immigrazione ha un posto particolarmente importante nella programmazione. Come hanno reagito le differenti comunità del Granducato? Ed il pubblico lussemburghese?

  Da un lato abbiamo evitato di dare esclusività alla tematica "Migrazioni" per evitare una saturazione e dall'altro lato di limitare le migrazioni al campo sociologico e storico. Questa scelta ci ha permesso di adottare progetti più artistici o ludici, come quelli dei giovani artisti della Grande Regione e d'Europa o di tutto il mondo, il cui entusiasmo nella collaborazione artistica è stato un testimone più forte della realtà multiculturale o interculturale del Granducato di quanto avrebbero potuto esserlo una rassegna di documentari patrocinati, ad esempio, da ambasciate. Ció non ha comunque impedito alle varie istituzioni, come il Centro culturale italiano, di organizzare eventi particolarmente interessanti.

 

E' stato fatto uno sforzo particolare per favorire la mobilità all'interno della Grande Regione, in particolare a livello di trasporti pubblici. Questo dispositivo resterà a disposizione del pubblico anche dopo l'anno culturale?

  I trasporti pubblici hanno funzionato in modo efficace durante i più grandi eventi, come la festa di apertura o i grandi festival. Purtroppo il nostro sogno di creare una sorta di abbonamento combinato cultura-mobiltà è sfumato di fronte alla realtà di una Grande Regione che è, in effetti, troppo grande per permettere delle soluzioni facili come in una città ben delimitata.

 

 

Due parole sulle prospettive culturali a Lussemburgo dopo il 2007: l'anno della cultura sarà un punto d'arrivo o, al contrario, un punto di partenza?

  L'anno della cultura (bis, dopo il 1995) ha rappresentato il coronamento di tutti gli sforzi intrapresi dal 1995 per rafforzare sia il tessuto umano che la rete delle infrastrutture nel settore della cultura. Siamo cosí partiti da un livello nettamente più elevato rispetto a prima del 1995 per ritrovarci in una situazione veramente invidiabile. E' chiaro che non possiamo riposarci sugli allori del 2007, ma dobbiamo coltivare i germogli nati nel giardino della cultura di Lussemburgo e della Grande Regione. Se è prematuro presentare già da adesso il dopo 2007, sono comunque particolarmente ottimista riguardo alle prospettive dei nostri progetti. Il lavoro transfrontaliero, particolarmente produttivo con più di 130 progetti interregionali, sarà sicuramente perpetuato grazie al successo di quest'anno. Stessa cosa per il programma "pubblico giovani" della Rotonda 2, che sia la città di Lussemburgo sia il governo desiderano far continuare, anche se dovrà essere temporaneamente chiuso. Infine il lavoro intrapreso presso le antiche aree industriali e per la promozione delle iniziative artistiche giovanili non sarà senz'altro abbandonato, anche se è chiaro che non tutte le iniziative potranno essere riportate nel 2008.

 

Pensa che l'anno della cultura abbia cambiato l'immagine di Lussemburgo all'estero? Il Paese puó considerarsi ormai una destinazione turistica (culturale) al pari di alcune grandi città come Parigi o Roma?

  Ho dovuto costatare, dopo alcune interviste con giornalisti stranieri, che l'immagine di Lussemburgo è rimasta molto caricaturale, anche dopo i considerevoli sforzi fatti durante la Presidenza dell'Unione Europea o nonostante le innovazioni apportate nel settore delle infrastrutture culturali. Riassumo in modo grottesco l'immagine di Lussemburgo: vecchio dipartimento delle foreste, mercato finanziario, paradiso fiscale parassita, città di provincia, paese della cuccagna popolato da milionari, spirito di provincia e livello culturale regionale.

 

Davanti a questi stereotipi presenti soprattutto in Francia o in Gran Bretagna, abbiamo evidenziato quattro "segreti" di Lussemburgo: l'eredità industriale, attraverso l'utilizzo molto marcato delle antiche aree industriali, il presente multiculturale (l'esposizione ReTour de Babel (Ritorno di Babele) e altri progetti), la giovane scena artistica emergente (progetti come "Dance Palace" a Bonnevoie, "LX5" a Hollerich o la programmazione della Rotonde 2) ed infine la sensibilità sociale, con numerosi progetti in cui collaborano professionisti e volontari ed una esposizione faro "All we need" a Beval che va al di là di una semplice messa in scena artistica.

 

Tanto i giornalisti come i visitatori stranieri sono rimasti dunque molto sorpresi e affascinati nello scoprire una destinazione culturale (e turistica) che forse non è ancora al livello di Parigi o di Roma, ma che non ha motivo di vergognarsi della sua programmazione culturale che è estremamente ricca e variata. Sicuramente dovremo coltivare questa immagine perché possa avere una ripercussione positiva sull'opinione pubblica europea nel corso del decennio a venire.

 

(a cura della Redazione. Per la traduzione dal francese si ringrazia Francesca Nibbi)


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