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Gianrico Carofiglio
Date: 12-11-2007 Number of Views: 606
PassaParola incontra il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio, che il 29 novembre sarà ospite della Libreria Italiana a Lussemburgo.
I suoi romanzi sono tra i più letti e riusciti degli ultimi anni. A cominciare da “TestimoneInconsapevole”, che nel 2002 ha inaugurato il filone legal thriller italiano con le avventure dell’anti-eroe per eccellenza, l’avvocato Guido Guerrieri, alle prese con casi da risolvere e difficoltà personali da superare. Fino a “Ad occhi Chiusi”, “Il passato è una terra straniera”, “Ragionevoli dubbi” e all’ultimo “Cacciatori nelle tenebre”, ogni romanzo segna un successo, legato in gran parte all´intreccio avvincente e a una ricostruzione realistica e attenta della realtà giudiziaria in cui si muovono i vari personaggi. Il risultato non lascia dubbi. Oltre un milione di copie vendute e testi tradotti in molte lingue, con i suoi romanzi che svettano nelle classifiche dei bestseller. Eppure Carofiglio conserva l’aplomb del magistrato, la voce pacata e la disponibilità a raccontarsi, senza riserve. Lei è un famoso magistrato. Quando ha capito di “avere voglia” di scrivere? Ero ancora un bambino, avevo circa 8-9 anni e avevo tanta voglia di raccontare storie. Ero rimasto affascinato dai romanzi di Jack London, in particolare da Zanna Bianca. Con un po’ di ritardo, ho realizzato un sogno di bambino. Sarebbe più giusto invertire la domanda e chiedersi quando mi è venuta la voglia di fare il magistrato. Volevo fare lo scrittore sin da piccolo, ma poi la realtà a volte costringe a modificare i percorsi, le scelte. Ed è stato per comunicare qualcosa agli altri o per pura passione personale? Soprattutto per comunicare, per raccontare le mie storie agli altri, Chi vuole fare lo scrittore ha una forte volontà di condividere le proprie emozioni con i lettori, non avrebbe senso tenere tutto solo per se stessi. Si scrive sempre per condividere le proprie storie e le proprie sensazioni col mondo esterno. Com’è cambiato il rapporto con i colleghi? In realtà, il rapporto con gli altri magistrati non è cambiato molto. All’inizio c’è stato un po’ di scetticismo nell’ambiente, poi però ho constatato una sana reazione. In molti hanno letto i miei libri e li hanno apprezzati, c’è stata molta curiosità. A chi o a cosa si ispira per i suoi personaggi? Mi ispiro alle cose o alle persone che incontro, che conosco e che, in qualche modo, mi colpiscono. Poi tutto viene rielaborato al momento giusto e nasce l’ispirazione per una storia o un romanzo. Facendo il magistrato, ho molte occasioni per riflettere ed affrontare questioni interessanti. I miei personaggi e i miei racconti sono tutti inventati, ma in qualche modo sono sempre legati alla realtà. Guerrieri non si può definire un eroe, vive senza grossi slanci. Come molti di noi, in fondo. Ma c’è un modo per riacquistare una coscienza, per sfuggire a questa inerzia? Guerrieri è un eroe etico, non convenzionale, capace di scegliere nei momenti difficili. E’ una persona normale che sa reagire, a modo suo, agli ostacoli che incontra durante il percorso. Non ho lezioni da dare su quale sia il modo migliore per reagire. L’avvocato Guerrieri affronta le difficoltà sempre in modo diverso, cercando in ogni romanzo di rifiutare il pregiudizio nelle sue varie espressioni. Italiani residenti all’estero che amano la lettura. Cosa dovrebbero avere secondo lei sul comodino per esorcizzare la lontananza? (Scherza e sorride al telefono…) L’avvocato Guerrieri può essere un buon compagno di avventure per non sentirsi soli… Con i libri finora pubblicati lei ha superato il milione di copie vendute. Le sue opere sono già uscite o sono in via di pubblicazione in molte lingue: spagnolo, inglese, tedesco, giapponese e, fra le altre, greco, portoghese, turco, russo. Non pensa di lasciare la magistratura ora che è uno scrittore affermato? No, non penso di lasciare la magistratura. Il mio lavoro mi aiuta a mantenere un contatto con la realtà. L’idea qualche volta mi è passata per la testa, ma adesso che faccio parte della Commissione bicamerale Antimafia mi sento molto motivato e, per il momento, trovo il tempo di conciliare le due cose. In fondo, è una questione di buona organizzazione del proprio tempo. Il successo come scrittore le è arrivato grazie a un personaggio maschile, l’avvocato Guerrieri. Eppure nei suoi romanzi le figure femminili sono di intenso spessore. Pensa che il successo dei suoi libri nasca anche da questo aspetto e quanto sono importanti le donne nella sua vita? Tantissimo. Le donne hanno un ruolo fondamentale nella mia vita. Sono molto incuriosito dal loro approccio al mondo, dal loro modo di risolvere i problemi di tutti i giorni. E poi nelle mie storie i personaggi femminili hanno sempre un ruolo determinante. Hanno un modo tutto loro di avvicinarsi alla realtà, agli altri e questo aspetto dell’universo femminile mi affascina molto. A cura di Marisa Marraffino. Hanno collaborato Gilda Luzzi, Elena Giovannini, Paola Cairo.
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