03, luglio, 2009
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Patriza Debicke Van der Noot

Date: 07-03-2008
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PassaParola intervista Patrizia Debicke Van der Noot

Donna dinamica e volitiva Patrizia De Bicke Van der Noot si divide tra Milano e il Lussemburgo per scrivere i suoi romanzi. Ne ha 7 al suo attivo e spesso pubblica racconti brevi la cui pubblicazione è destinata a raccogliere fondi per associazioni di volontariato (vedi PassaParola dic/genn.08 pag 15).  Impegnata fino ad aprile  in giro per l'Italia nella presentazione del suo ultimo romanzo "L'oro dei Medici" (Ed. Corbaccio), la scrittrice fiorentina sarà presente al Salon du Livre 2008, all'interno del Festival delle Migrazione, della cultura e della cittadinanza. Appuntamento sabato 15 marzo alle ore 14. 30 (Espace 3).

Nasci come scrittrice nel 2003 con la pubblicazione del libro "Una foto dal passato". Com'è cambiata la tua vita in questi 5 anni?
In realtà pochissimo. Continuo a lavorare molto a tavolino, come facevo prima. Forse un po’ meno di inviti a colazione a cena, con qualche protesta di mio marito.  Ma a parte gli scherzi ci sono le presentazioni, come in questo periodo che mi impegnano molto, ma hanno il risvolto piacevole di mettermi a contatto direttamente con i lettori.
Mi piace andare ad aprire i miei libri davanti a loro e funziona...

Qual è il romanzo che ti ha dato maggiori soddisfazioni?
Direi che siano due. Il primo "Una foto dal passato" perché è stato il primo ad essere pubblicato e la soddisfazione di vedere le tue parole stampate è grande, unica forse.Il secondo beh…senza dubbio "L’oro dei Medici".
Mi affascinava l’idea di scrivere un romanzo di avventura storico. Testardaggine, volontà di provare che potevo farlo… e all’improvviso tanti concetti che ti affollano la mente… Ci sono riuscita e francamente mi sta dando delle belle soddisfazioni.  Buon riscontro di pubblico e critica e tanti lettori appassionati.

Per "creare" tuoi personaggi, sempre molto reali, da cosa ti fai inspirare?
Difficile da dire. Qualche volta da una foto, dall’immagine che ho di una persona, da una lettera, da un paesaggio, da un’informazione pertinente che mi obbliga a cambiare direzione, da un ritratto… e che altro? Tutto questo mi serve da cornice. Se riesco a immaginare compiutamente nella mia testa la cornice adatta dopo mi viene facile inserire dei personaggi e farli muovere come mi piace.
E magari è solo questo che regala loro la realtà.

Chi è, se ce n'è uno, il tuo autore preferito? Esiste qualche scrittore a cui ti sei ispirata per i tuoi libri?
Tanti, troppi forse. Ho letto molto anzi moltissimo gli antichi e poi Tolstoi, Stendhal, Saint Exupery, Nievo, Sagan, d’Ormesson, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, Hemingway. Leggo abitualmente in francese e italiano, spesso anche in inglese… Vorrei poter leggere tutto, sono una lettrice onnivora, sempre molto curiosa. Qualche volta basta un particolare a stimolarmi e a darmi la voglia di andare avanti e approfondire.  Opere celebri, grandi romanzi, saggi storici, libri di costume, avventura un po’ di tutto. Cominciamo da Dumas… Walter Scott. Le grandi saghe di romanzi inglesi… Maria Bellonci…Per gli intrecci sicuramente Follet…Sono una sua ammiratrice, considero "I pilastri della terra" quasi un classico ma confesso che "Mondo senza fine",  il suo ultimo libro, mi ha abbastanza deluso. 

"L'Oro dei Medici" sarà presentato a Lussemburgo al Salon du Livre 2008, all'interno del Festival delle Migrazioni. Perché una spy story ambientata in epoca rinascimentale? Perché mi piace molto la storia, la amo e la trovò affascinante come ambientazione e cornice di una spy story. Ma non ho inventato niente. Pensiamo a tutti i romanzi del grande Alexandre Dumas, cosa sono se non delle superbe spy story?

Con il tuo ultimissimo libro "Il gioco dei menù" passi dai romanzi ad un esperimento di scrittura "culinaria". Com'è nata l'idea?
Mi avevano chiesto un libro di cucina, ma ce ne sono talmente tanti… e allora ho provato a scrivere un libro di cucina che fosse anche un gioco da fare tra amici per passare insieme una buona serata.

Picci

 


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