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Al di là del risultato: la provincia come fonte d’ispirazione

film agresti

E’ in proiezione alla 39° edizione del Festival del Cinema Italiano di Villerupt, in Francia, “Al di là del risultato”,  di Emanuele Gaetano Forte. Con Emanuele Gaetano Forte, Giacomo Forte, Giorgio Stammati, Luigi Stammati, Matteo Palmaccio.

Il film racconta la quotidianità di 4 amici nel loro paese natale Formia, una tranquilla cittadina italiana dalla straordinaria posizione geografica.  Formia ha il mare e le montagne.  È a bordo del Mar Tirreno e alle spalle la protezione dei Monti Aurunci, posizione che le garantisce panorami mozzafiato e  un clima mite e poco piovoso tutto l’anno.

Formia, Hormia o Ormiai ossia approdo in latino, già dai tempi degli antichi romani appariva esattamente come un luogo di passaggio:  un porto sicuro (si pensi all’etimologia del nome stesso), un pezzo della Via Appia; più recentemente una ferrovia efficiente, una residenza estiva (è stata anche residenza dei Reali d’Italia fino alla seconda guerra mondiale) e infine ‘’un uncino’’ come dice il regista Forte e il protagonista Emanuele.

Sì, perchè in questo ovattamento geografico e climatico i giovani hanno sempre più difficoltà a trovare la propria strada. Sembra sempre – e in questo Emanule Gaetano Forte è stato amibilissimo narratore –  che ogni via ritorni su se stessa, come un uncino appunto. Pur avendo costantemente visibile la linea retta dell’orizzonte tra cielo e mare, gli sguardi di generazioni appaiono, agli osservatori critici ovviamente, rivolgersi a se stessi, ai propri piccoli problemi, al desiderio di fuga senza la possibilità reale di essa, né  attraverso il mare, né la montagna e neppure nelle grandi città vicine.

Neanche le Università di Roma, Napoli e Cassino rappresentano l’alternativa risolutrice bensì semplicemente auspicata. Come Orazio da Tivoli desiderava Roma e da Roma Tivoli così i nostri eroi da Formia guardano Roma e da Roma cercano Formia.

Intendiamoci non c’è pessimismo o sfiducia in questa sentimento ma esso è un sentimento unico, proprio dell’uncino/provincia e che non è fatto delle categorie negative standard o gli stereotipi sulla gioventù. In questo sta la sua forza e originalità e su questo sentimento unico tutto il film con maestria si regge. Un sentimento proprio della provincia che va man mano sublimandosi a nuova categoria.

La telecamera fissa nelle scene, montaggio a cura del regista e di Ivano Forte (altro amico di Formia)  e la bellissima musica alla chitarra, brani inediti dello stesso attore Giorgio Stammati e Giacomo Forte, inducono lo spettatore a riflettere sulle attese dei personaggi.

Nel film sembra non succedere nulla, perchè il regista vuole trasmettere esattamente questo sentimento di sospensione, di scelta eternamente rimandata. I quattro amici universitari protagonisti del film vivono una vita normailissima fatta di amicizia e di ricerca della dimensione adulta al pari dei coetanei di tutto il mondo ma in essi c’è qualcosa che concretamente li allontana dalla ricerca lineare.

Non è soltanto la noia della vita di provincia, certo alla provincia di Latina e in particolare al Basso Lazio manca, forse più che ad altre provincie italiane, una identità, ma non è soltanto questo. Coraggiosamente Emanuele Gaetano Forte denuncia qualcosa in più e ipotizza una soluzione:  quello che forse manca è proprio una epica di provincia, forse una maggiore consapevolezza della realtà provinciale, qualsiasi essa sia, che potrebbe aumentarne la vitalità, l’interesse e di consegnuenza diminuirne la necessità di abbandono.

Il personaggio del regista – che poi è esattamente Emanuele così come è nella vita formiana –  auspica ad una nuova era collettiva che sappia valorizzare la specificità degli artisti del territorio: dove essere di provincia diventi uno slogan o meglio, la provincia stessa, diventi una nuova ispirazione. Certamente un contenitore così chiuso come Formia più essere un buon laboratorio per sperimentare l’auspicata epica, altrettanto sicuramente un così bel panorama è di per sé generatore di artisti.

L’arte sembra una possibilità. L’arte è una possibilità di sublimazione e di superamento.

E poi nel film c’è il calcio (il titolo si riferisce ad un famoso striscione della tifoseria del Napoli)  e anche questo diventa un simbolo, la difficoltà di trovare 11 giocatori! E poi c’è l’amore, i giri in macchina e in motorino alla ricerca di lei e … tanta ironia!

Emanuele Gaetano Forte e Giorgio Stammati presenti in sala al Cinema Rio di Villerupt lo scorso 4 novembre hanno risposto con entusiasmo alle numerose domande del pubblico curioso. Si è discusso di tante cose e del finale del film: aperto come il mare oppure riflesso come un uncino. Un film certamente da vedere e rivedere.

Per chi volesse approfondire Emanuele Gaetano Forte è autore di una brillante raccolta di racconti ‘’Rumore di cicale’’ edizioni il Foglio 2013.

Margherita Agresti

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