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Da operaia a zarina: la donna dell’arte russa

Le donne : popolane, operaie, sante, zarine. L’ universo femminile visto attraverso la pittura russa dal XIV al XX secolo nella mostra “Divine e Avanguardie“. Le donne nell’arte russa” a Palazzo Reale a Milano fino al 5 aprile dell’anno prossimo.

Che cosa accomuna tutte queste 90 donne che si mostrano in tutta la loro bellezza a noi visitatori? Le accomuna la fierezza, la maestosità, il disincanto, l’ eroismo, l’ essere donna a 360 gradi in una realtà difficile.
Sì comincia dal XIV secolo con le meravigliose e preziose icone che raffigurano la Madonna ( protettrice della Russia) e le sante più venerate. È un tripudio di luce, con l’ oro che prevale sugli altri colori. È un atto di riverenza verso la madre del Salvatore, riconoscendola Signora e Madre per eccellenza.

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Bellissime sono le icone che La raffigurano in due diversi atteggiamenti: il primo, la Madonna della Tenerezza (nella foto), la ritrae con la guancia appoggiata teneramente al Bambino, che a Lei si affida, guardandola dolcemente; il secondo, “Madonna. La porta invalicabile”, la vede al centro della scena, in un dipinto verticale, in mezzo a tante persone oranti. Ed è, veramente, la porta alla quale si accede per arrivare al Figlio. Simili raffigurazioni ci sono anche nella pittura italiana del ’300 e del ‘ 400.

 

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Dalla “donna Madonna”, si passa alla “donna Zarina”.
La donna in Russia sale al potere dopo le riforme di Pietro il Grande e viene vista come una divinità irraggiungibile. Sì susseguono una serie di zarine, dal XVII secolo al 1917, anno della Rivoluzione Russa, delle quali la più famosa e la più grande è Caterina II (nella foto) , sovrana illuminata, che ha scritto un’ importante pagina della storia russa. Caterina II viene raffigurata in vari atteggiamenti: sia vestita regalmente, che in abiti da viaggio, come se non avesse timore a mostrarsi ” donna” oltre che “Zarina”.
Si parte da lei per arrivare, attraverso altre 10 zarine, a Alessandra Fedorovna, l’ ultima imperatrice, moglie dello Zar Nicola Il, uccisa con tutta la sua famiglia nel 1917. Donna altera e bellissima, ha segnato la fine di un’ epoca irripetibile per le donne in Russia.

Dopo le zarine, vengono rappresentate le contadine soggette, come il resto delle loro famiglie, alle condizioni di serve della gleba, senza identità, né possibilità di vivere in posti diversi da quelli di nascita.  Donne, comunque, orgogliose, come nel quadro di Filipp Maljavin, dove appaiono con i loro abiti tradizionali e coloratissimi: il rosso che prevale e che indica la loro fierezza.
Accanto a queste donne, ci sono anche quelle che si sono fatte strada nella società, occupando ruoli primari e importanti, oppure che hanno svolto mansioni meno ” alte”, ma sempre orgogliose della loro indipendenza. A questo proposito, molto belli sono i ritratti della poetessa Anna Achmatova e della prima gallerista russa, Nadezda Dobicina, accanto a donne della borghesia e alle operaie tessili che, nel 1917, scioperano per avere aumenti salariali.  Oltre al duro lavoro, le donne dovevano sottostare alle dure e vergognose leggi patriarcali, come nell’ intenso dipinto “Presentazione della promessa sposa”  di Grigorij Mjasoedov, dove la giovane promessa sposa doveva mostrarsi nuda davanti alle donne della famiglia del futuro sposo. Condizione femminile veramente umiliante e sottomessa, come è stata testimoniata anche dai ritratti letterari di Tolstoj e Dostoevskij e che emerge in altre opere, come ” Il suocero” di Vladimir Makovskij , dove la donna viene molestata dal suocero e ” La vedovella” di

Pavel Fedotov dove ad una giovane donna che ha perso il marito, ufficiale in guerra, non viene più riconosciuto alcun sostentamento.
Un altro tema importante dell’ Arte Russa è la figura della donna come madre.  Tenerissima è la madre che allatta il suo bambino, ripresa dal vero in un asilo, dall’ artista Kliment Red’ko (nella foto), o le altre opere raffiguranti madri dolcissime che accudiscono i loro figli durante le varie ore del giorno e che fanno gli stessi gesti , anche se la loro condizione sociale è diversa.

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Viene affrontato anche il tema del nudo femminile che compare in Russia tra il XIX e il XX secolo, perché prima era proibito.  Riconosciamo in queste opere i vari influssi europei, dal neoclassicismo , all’ impressionismo e al neoprimitivismo. Le donne vengono rappresentate nella loro bellezza carnale e sensuale, a volte esplicita, a volte più casta.
Esempi sono : “Banja” di Zinaida Serebrjakova, oppure, “Venere” di Michail Larionov, marito di Natalia Goncharova.
Veniamo ora alle artiste russe. Esse hanno una lunga tradizione artistica che arriva da tempi lontani, nei quali si esprimevano decorando la casa, dipingendo quadretti o la ricamando. Dal XVIII secolo, nelle famiglie più abbienti, alle ragazze vengono insegnati disegno e pittura, ma sempre a livello amatoriale. Bisognerà aspettare la fine dell’ Ottocento, quando molte donne che volevano emanciparsi sono andate a studiare all’estero. Al loro ritorno, hanno contribuito alla nascita di nuove forme espressive, meritandosi la definizione di ” Amazzoni delle Avanguardie” da Benedikt Livsits.
Queste artiste, del calibro di Natalina Goncharova (nella foto), Olga Rozanova, Ljubov’ Popova e Nadezda Udal’tsova, al pari dei loro colleghi uomini, come Kandinskij, Malevich e Tatlin, hanno scritto una pagina importantissima nell’ arte mondiale.

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All’ inizio, le artiste si orientano verso le nuove tendenze europee, per poi farle proprie e trasformarle in una variante russa, come il neoprimitivismo, sfociato in una forma nuova di astrattismo, passando attraverso il cubismo e il futurismo. A questo proposito, possiamo citare ” Composizione cubista con frutto” della Rozanova o “Air Man Space” della Popova, che si avvicina al Futurismo e, ancora, “Inverno” della Goncharova.
L’ultima opera della mostra è una statua che, nel 1937, in pieno realismo socialista, divenne l’opera simbolo del Padiglione della Russia all’ Expo di Parigi ( posizionato di fronte a quello tedesco, dominato dall’ Aquila nazista): ” L’ operaio e la kolkotsiana” di Vera Muchina.
La mostra è un’ esplosione di vita.

Anna Violante

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