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Parco dell’Aspromonte nuovo sito UNESCO, intervista inedita al prof. Giuseppe Bombino autore della candidatura

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Il 21 aprile 2021 il Consiglio Esecutivo dell’Unesco ha ratificato la candidatura dell’Aspromonte alla rete mondiale dei Geoparchi (Unesco Global Geoparks). In questa stessa sessione è stato iscritto anche il Parco della Maiella, che porta ad 11 il numero dei Geoparchi italiani che fanno parte della rete mondiale.

La particolarità delle rocce e felci millenarie dell’Aspromonte, con una storia geologica e naturalistica di estremo rilievo, ha permesso nel 2017 di avviare il percorso di candidatura, pensato dall’Ente Parco presieduto allora da Giuseppe Bombino. Determinante, la consapevolezza delle comunità locali, elemento primario del Geoparco, che hanno acquisito coscienza delle potenzialità della Rete UNESCO, in un processo di condivisione e compartecipazione del percorso ma anche sulle opportunità di sviluppo sociale, turistico ed economico per  l’intero Aspromonte. L’ingresso nella rete mondiale costituirà per il Geoparco Aspromonte, guidato oggi da Leo Autelitano, un’occasione per valorizzarne il prezioso patrimonio geologico in stretta connessione con quello naturale e culturale, con importanti ricadute in termini sociali ed economici sul territorio calabrese, soprattutto in chiave turistica, ponendolo all’attenzione mondiale.

Dell’ingresso del parco calabrese nella Unesco Global Geoparks ne abbiamo parlato in intervista esclusiva con Giuseppe Bombino, autore di questa eccellente candidatura, professore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, già presidente dall’Ente Parco Aspromonte.

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Il 21 aprile scorso l’UNESCO ha ufficializzato l’ingresso del Parco Nazionale dell’Aspromonte nella Rete Mondiale dei Geoparchi. È il traguardo importante del lungo percorso da Lei intrapreso nel 2017 che corona la sua brillante intuizione, ritenuta da molti improponibile se non addirittura visionaria. Le chiedo: come è nata l’idea di questa candidatura e quali sono state le difficoltà incontrate nel sostenerla anche in riferimento alle candidature di altri grandi e importanti parchi (che ricordiamolo coinvolgono 160 paesi e quindi l’intero pianeta)?

Da pellegrino, escursionista e ricercatore, ho sempre ritenuto che la Natura dell’Aspromonte e, più in particolare, la sua geologia, dovessero essere intese come una profezia. L’Aspromonte è molto di più di un territorio montuoso: è un’idea svincolata da confini stabili. E’ una materia liquida e terranea, uno sforzo immateriale capace di divenire antropologia, cultura, filosofia, ambiente, sostanza minerale e vegetale. Insomma, l’idea del Geoparco, in realtà, non è stata pensata come se dovesse essere contenuta in un perimetro fisico, amministrativo, ma libera, aperta. Infatti, se ci pensiamo, sulla evoluzione geodinamica di questo massiccio si è intestata, nei millenni, la vicenda umana e culturale dei popoli del Mediterraneo, da cui si è formato il processo di definizione e costruzione di un paesaggio naturale e culturale pressoché unico.

La candidatura dell’Aspromonte fu avanzata nel 2017 di fronte al presidente della Rete Mondiale dei Geoparchi, il greco Nikolas Zouros ed al coordinatore nazionale Aniello Aloia, con una relazione che evidenziava la singolare genesi e la straordinaria geodiversità del Massiccio.

Eravamo in pochi a crederci. Ma è stato proprio da quella prima audace relazione, rigorosa nei suoi contenuti scientifici, che è cominciato questo avvincente cammino.

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Per sostenere la candidatura l’Ente Parco dell’Aspromonte, a suo tempo presieduto da Lei, ha dovuto impostare un serio lavoro scientifico oltre che di marketing. Quali sono stati i punti di forza del suo progetto che hanno determinato il successo dell’iniziativa e, considerato che si tratta di Geoparchi (quindi caratterizzati dal punto di vista geologico), quale ruolo ha avuto l’importante presenza nel Parco dell’Aspromonte delle felci preistoriche?

Il dossier è stato complesso, articolato, esigente, per certi versi “doloroso”, perché concepito e prodotto in meno di un anno. Fu proprio questo uno dei problemi che dovette affrontare la commissione, in prima valutazione. Paradossalmente eravamo stati troppo bravi: nessuno aveva mai prodotto un Dossier completo e a distanza di un così breve tempo dall’accettazione della candidatura. Eppure, tutti gli altri ci dicevano che l’Aspromonte non si capisce, è incompleto, disordinato. Ci dicevano che non vi erano gli elementi per entrare nella rete Global Geopark UNESCO.

Noi, invece, l’avevamo sentito respirare fin dentro la sua materia geologica. Eppure, questa Montagna s’era più volte dichiarata: controversa e combattuta, scavata e innalzata dalle epoche più remote, annunciava il manifesto di una geologia teatrale. Conquistata e strappata all’acqua, rigenerata e agitata dagli abissi, più volte sconvolta e scardinata dai terremoti, proclamava il suo stato d’eccezione. Sapevamo che l’Aspromonte non voleva regole! Ora è roccia, poi componimento fluido e organico, senza tregua, né equilibrio. Noi l’avevamo svelata quella grandezza geologica, dizionario della Natura.

E vi avevamo letto la successione dei millenni intrappolati in quella liturgia minerale. Ci derisero, prima. Poi, però, anche la Scienza s’è alzata per applaudire. Ricordo quando presentammo il dossier della candidatura alla Conferenza mondiale: decine di geositi censiti e caratterizzati, milioni di anni descritti con ordine, sequenze narrate con precisione, e quella saldatura all’Appennino che di Appennino, tuttavia, ha ben poco, su cui uomo e pietra, civiltà e cultura, eruditi e pastori hanno formato la trama e la tessitura dell’ultima Montagna al Centro del Mediterraneo.

Signori, inchinatevi, ecco l’Aspromonte! La presenza delle felci preistoriche, la Woodwardia radicans e l’Osmunda regalis, poi, testimoniano l’intelligenza nativa di un Aspromonte capace di custodire l’ancestrale memoria della Natura sin dai primi istanti della creazione del mondo.

L’ufficializzazione della notizia dell’entrata del Parco dell’Aspromonte nella Rete Mondiale dei Geoparchi UNESCO rappresenta un momento importante di promozione naturalistica e stimola alla salvaguardia e alla conservazione del territorio calabrese e non solo. Secondo Lei questo attestato di merito dell’UNESCO può contribuire anche allo sviluppo economico e sociale delle comunità coinvolte?  

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Il mio ringraziamento è rivolto a quanti, insieme a noi, ci hanno creduto: il compianto Sergio Tralongo, Sabrina Santagati e lo staff del Geoparco, i geologi Rosolino Cirrincione, Gaetano Ortolano, Rocco Dominici e Serena Palermiti, le guide ufficiali del Parco Nazionale, le Associazioni del territorio e tutti coloro che in questi anni, a vario titolo, hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato.

L’ingresso nella rete mondiale rappresenta una reale opportunità di sviluppo socio-economico per il territorio; adesso l’Aspromonte è un “sistema” dentro “infrastruttura” strategica e programmatica che, anche in vista della transizione ecologica, guarda alle aree protette come ambiti privilegiati per lo sviluppo desiderabili dei territori e per la creazione di una economia ecologica e umana.

La comunità aspromontana, nelle sue espressioni più genuine, deve, adesso, accompagnare questo processo, nella consapevolezza che, nel “sistema”, oltre alla Natura e alla Biodiversità, vi sono altri attrattori da mettere a fattore comune: le “Bandiere Arancioni” conferite ai Borghi di Bova e Gerace, l’ottenimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile, le filiere dei prodotti identitari, la Rete Sentieristica, la Ciclovia che collega i Parchi della Calabria, dall’Aspromonte al Pollino.

Ora che è stato riconosciuto l’interesse planetario dell’Aspromonte, la popolazione, il settore imprenditoriale e commerciale, le istituzioni e gli enti, devono pensare in modalità Global Geopark UNESCO, per costruire un processo di identificazione, di progresso e di sviluppo consapevole.

Roberta Alberotanza

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